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7/06/2001
- ritiro dei bauletti GI.VI . Per quello che riguarda la
parte burocratica abbiamo ottenuto il 5° visto ( in totale sono 6),
quello iraniano, e ora ci accingiamo a richiedere il piu' complicato
(quello turkmeno); dobbiamo spedire i passaporti a Vienna, l'ambasciata
turkmena in Austri e' l' unica che ci procura i visti di transito per il
paese asiatico.
11/06/2001
- ritiro del Dominator fornito dalla Honda Italia e degli stivali
Vendramini

12/06/2001
- in giornata sono arrivati i passaporti completi di tutti i visti
necessari per intraprendere il raid. Per fortuna non abbiamo incontrato
nessun contrattempo per l' ottenimento dei vari permessi e questo ci ha
consentito di avere tutto con un ragionevole tempo di anticipo rispetto
alla partenza.
20/06/2001
- prenotato il traghetto per la partenza prevista per sabato 30/6
da Ancona alle ore13.00 per Fabio & Marco. Piero & Enzo si
imbarcheranno la domenica successiva e raggiungeranno i primi sul
confine Grecia-Turchia il lunedì sera.
21/06/2001
- ritiro dell' ultimo materiale fornito dagli sponsor : pneumatici
Pirelli, casco Suomy, giacche della Bi&Ti, olio motore e spray
catena della Putoline, pezzi di ricambio Yamaha da Motofollia e
antifurti Spyball. Continua la messa a punto delle moto, avranno da
percorrere molti kilometri e ci preme prepararle al meglio per evitare
guasti lungo il viaggio.
29/06/2001
- finiamo di sistemare le moto in serata, giusto in tempo utile
per riposarsi; domani si parte!!!!
30/06/2001 (
Bologna
- Ancona )
- la partenza : Imbarco ad Ancona per Marco & Fabio alle ore 13.00,
arrivo previsto per domenica mattina alle 5.00 in Grecia.
1/07/2001
( Igoumenitsa - Kavala)
Il traghetto arriva al porto di Igoumenitsa in orario, il tempo
di cambiare un po' di dracme e siamo gia' in partenza verso il confine
turco.
Il freddo del mattino e le strade scivolose della Grecia non aiutano a
distendersi, considerato che e' da quasi un anno che non guidiamo
le moto cariche ( in assetto da viaggio), ma bastano poche curve per
riprendere la mano e spingere ad un ritmo non proprio turistico....
Prima sosta ad un bar sulla strada e approccio con il cibo greco: ci
troviamo a mangiare una tiropita (pasta sfoglia ripiena di formaggio con
spinaci) osservati dai vecchi intenti a logorare il rosario che si
passano sistematicamente fra le dita.
Si riparte in direzione Meteore, famosi complessi monastici dalle
particolare ubicazioni.
Il termometro segna 34°, e' tempo di fermasi ad assaporare una delle
ultime birre che potremo concederci lungo il tragitto, accompagnata da
un piatto di giros.
Il pomeriggio lo dedichiamo a macinare chilometri, decisi ad arrivare a
Kavala (eventuale punto di incontro con Piero ed Enzo a 200 km dalla
Turchia) per il pernottamento.
Alla sera sentiamo Piero & Enzo che sono gia' sul traghetto delle
20.00 che li portera' in Grecia il lunedi mattina.
2/07/2001
( Kavala -
Tekiridag)
Sveglia alle ore 11, tanto non abbiamo fretta, stiamo aspettando
Piero ed Enzo che sbarcano stamattina a Igoumenitsa.
Colazione con la solita pastasfoglia ripiena di feta e poi con calma ci
avviamo verso il confine turco. Il programma era di attraversare il
confine e arrivare a Tekiridag, poco prima di Istanbul, dove ci
avrebbero raggiunto anche gli altri, ma alle 17 ci sentiamo con Enzo e
scopriamo che si sono gia fermati dopo aver preso qualche centinaia di
Km di pioggia, quindi anche oggi salta il riaggancio. Passiamo la
frontiera dopo circa un'ora di attesa, in quanto è stagione di rientri
per gli immigrati turchi in Germania e ci sono lunghe file agli
sportelli; si respira subito un'altra atmosfera, il militare al posto di
blocco ci ferma e si fa una foto insieme a noi e alle nostre moto, manco
fossimo due star di Hollywood. Anche il paesaggio cambia radicalmente,
ampi spazi pieni di girasoli in fiore e la strada lunghissima che si
perde all'orizzonte dietro le colline, guidare alla sera in questi
paesaggi con dei colori stupendi e una temperatura finalmente
sopportabile da una certa soddisfazione.
Arriviamo come previsto a Tekiridag e spendiamo la bellezza di 13
milioni per la camera di albergo, ma è normale e colpa della
inflazionatissima lira turca e la camera in realtà costa solo 12
dollari. Adesso siamo nella camera d'albergo e sentiamo risuonare il
primo muezzin che ci fa capire che è tardi ed è ora di andarci a
mangiare una pizza turca. Alla prossima.
3/07/2001
( Tekiridag - Bolu)
Passiamo la giornata a "rincorrerci" con Piero &
Enzo, schiviamo piu' di una volta l'indesiderata pioggia, mangiamo chili
di polvere alzata dai camion che percorrono numerosi la statale che
collega Istanbul ad Ankara.
Respirando colonne di fumo nere che escono dagli scarichi di qualsiasi
mezzo in movimento, ci divertiamo ad assistere ad un tentativo di
sorpasso (non riuscito!!!!) tra due camion alla folle velocita' di 10
km/h.
Il benzinaio ci offre un te dopo averci fatto il pieno e giunti
all'albergo Marco si mette a contrattare sul prezzo della stanza....alla
fine riusciamo a risparmiare 6.000 lire in 4!!!
Alle 23.30, mentre io mi guardo "Survivor" (anche qui!!!!) in
televisione, entrano finalmente in camera Piero & Enzo; il
riaggangio e' avvenuto!!!
E' ora di accompagnare i due reduci da 1000km a mangiare.
4/07/2001
( Bolu - Erzincan 900Km)
Giornata di trasferimento "veloce" da Bolu a
Erzincan, dove giungiamo a notte inoltrata. Rimaniamo in sella la
maggior parte del tempo, concedendoci qualche sosta durante i
rifornimenti (a fine giornata abbiamo percorso 900Km): la strada e' un
susseguirsi di sali e scendi che si perdono a vista d'occhio, le vallate
che attraversiamo si dipingono di rosso al tramonto e la luna che spunta
da dietro il monte sembra cosi' grande da poterla toccare con un dito.
Un carrarmato che transita vicino alla locanda dove mangiamo ci riporta
alla mente che questa e' una zona "calda" della Turchia,
guardo la faccia del ragazzo che mi sta servendo che sembra felice
nonostante tutto.
5/07/2001
( Erzincan - Dogubayazit)
Da Erzincan a Dogubayazit.
Verde, giallo, marrone, blu e bianco; questi sono i colori che dipingono
la parte orientale della Turchia. Il contrasto del cielo che risalta tra
le cime delle montagne, le nuvole che intervallano zone chiaro-scure sui
campi di grano e pascoli sconfinati, i villaggi dei pastori e le donne
che lavano i tappeti lungo i corsi d'acqua ci accompagnano fino al
tramonto; siamo a Dogubayazit, e la vista che abbiamo dal castello
abbraccia tutta la vallata sottostante.
6/07/2001
( Dogubayazit - Tabriz)
Dogubayazit ore 7 del mattino: ci raggiunge Gianni
col suo BMW 1150 GS dopo aver viaggiato praticamente tutta la notte in
mezzo all'altopiano turco, noi invece a quell'ora ci alziamo cosi' lo
rimettiamo in moto e ci dirigiamo verso il confine iraniano.
Senza alcun problema riusciamo a passare la frontiera e ci rendiamo
subito conto dell'estrema disponibilita' degli iraniani.
Cambiamo qualche dollaro al mercato nero e via subito a far benzina: 120
lire al litro!!!! E' una soddisfazione, e non è tutto: un camperista
che incontriamo poco dopo al ristorante ha fatto gasolio per 30 lire
litro.
Scopriamo che lui (insieme alla moglie con capelli rigorosamente coperti
da un velo) si sta dirigendo verso il Pakistan, quindi probabilmente lo
incontreremo nuovamente lungo il tragitto.
Si riparte sotto un sole che inizia a scaldare sul serio,
destinazione Tabriz; lungo la strada la mano alzata del poliziotto serve
solo per "intimare" un saluto.
Facendoci consigliare un buon posto in citta' dove sfamarsi ci
ritroviamo al centro di un Luna Park, c'e' anche il ristorante e si
mangia davvero bene . La corsa in taxi per il rientro e' forse stata la
cosa piu' pericolosa che abbiamo visto dall' inizio del viaggio fino ad
ora!!!
7/07/2001 (
Tabriz
- Qanzin)
Trasferimento verso Qanzin, con un clima che nonostante i 1300 di
altezza inizia ad essere molto caldo. All'arrivo riusciamo a farci un
giro nell'immenso bazar che prende vita proprio verso sera quando il
clima si fa piu' mite. Più tardi andiamo in un locale dove si fuma il
narghilè e ci rendiamo conto dell'imbarazzante ospitalità iraniana:
oltre ad offrici l'ayran (yogurt allungato e speziato) e il gelato al
pistacchio, a nostra insaputa ci pagano anche il conto.
Idem il tassista al ritorno in albergo che ci offre la corsa, in cambio
ci "tortura" facendoci ascoltare a massimo volume la più
grande rock star iraniana...
8/07/2001 (
Qanzin
- Qom )
Ci facciamo consigliare un percorso alternativo per arrivare a
Qom (citta' santa dell' Iran) evitando la caotica Teheran.
Il paesaggio si fa subito molto secco, quasi desertico; incontriamo il
primo caravanserraglio, in pratica l'autogrill della Via della Seta,
dove le carovane facevano sosta lungo il tragitto.
Arrivati a Qom ci accoglie un incessante vento caldo e il 42 gradi si
sentono tutti.
Visitiamo la stupenda moschea di Hazrah-è Masumeh, anche se sarebbe
vietato l'ingresso ai non musulmani, ma in mezzo alla folla non veniamo
notati.
9/07/2001
( Qom - Esfahan )
L'agenzia iraniana a cui ci siamo appoggiati per avere il visto non ha
badato a spese per la prenotazione dell' albergo a Esfahan che era
compresa nel servizio e ci ritroviamo in un 4 stelle di lusso (insieme
ad arabi facoltosi con il fardello di mogli a seguito) dove le comodita'
non mancano.
Inutile dire che ci troviamo subito a nostro agio e ogni pretesto e'
buono per tornare in camera a usufruire dell' aria condizionata.
La citta' troppo turistica svela comunque i sui lati migliori: le
favolose stanze da the che si affacciano sulla piazza centrale meritano
sicuramente una visita, la gente e' cordiale all' inverosimile e non
perde occasione per rivolgerti la parola.
10/07/2001
( Esfahan)
Un detto recita: "Chi ha visto Esfahan ha visto la meta' del
mondo". In effetti la citta' offre mille opportunita' ed e'
impossibile vedere tutto in 2 giorni.
Splendida la stanza da the situata ai piedi del ponte "Si o
Se"; per arrivare ai tavoli bisogna passare sopra delle
pietre regolarmente distanziate, unico passaggio per superare il corso
d'acqua del fiume.
11/07/2001
( Esfahan - Yazd 320km.)
Le uniche nuvole che si
vedono in giro sono quelle di fumo che escono dai motorini dei ragazzi
che provano di seguirci quando passiamo dentro i villaggi seminati a
distanza di chilometri l'uno dall' altro; in mezzo a questi il deserto
fa da cornice ai primi dromedari che incontriamo, la temperatura e'
troppo elevata anche per percorrere solo 50Km. e un chai (the) caldo e'
l'unico sollievo che abbiamo.
Esfahan - Yazd , impieghiamo 6 ore a percorrere i pochi chilometri che
separano le due citta'; a meta' mattinata incontriamo anche un olandese
che con una Enfield Bullet comprata in India sta percorrendo da solo la
strada del ritorno alla folle media dei 70 km/h: ci fermiamo a fare 2
chiacchiere con lui e scopriamo che e' in viaggio per il mondo da due
anni, poi ha deciso di tornare a casa e si e' comprato la moto per
percorrere la strada del ritorno.
Arrivati a Yazd nel primo pomeriggio impieghiamo il resto del tempo per
visitare la citta'; il vento costante (ovviamente caldo) e la pizza
salata che mangiamo ci mettono un po' di sete.a fine cena ci accorgiamo
di aver bevuto la bellezza di 10 litri d'acqua in cinque.

12/07/2001
( Yazd - Bam 570 km)
Giornata di trasferimento: la partenza prevista per le 8 di mattina
subisce qualche ritardo : la colazione e' sacra e tutti siamo d'accordo
per la sosta.
Ci aspettiamo anche oggi di toccare temperature di tutto rilievo, invece
ci dobbiamo ricredere e l'arrivo a Kerman (inizialmente prevista come
tappa finale) si trasforma in una sosta per riordinare le idee e partire
in direzione Bam.
Attraversiamo un passo a 2600 mt., il sollievo dei 32° e' pero' troppo
breve, e in una 80ina di km scendiamo a quota 1000 mt. (e nuovamente 44°);
Bam e' calda, le palme da datteri che costeggiano la strada e la sabbia
che ormai la fa da padrona ci riportano alla mente le citta' tunisine
visitate in passato.
Facciamo amicizia con altri motociclisti inglesi e una ragazza irlandese
che viaggia da sola con la sua Yamaha Virago 250 e increduli veniamo a
sapere che e' partita dall' Irlanda e vuole arrivare in India!!!!
13/07/2001
( Bam)
Le mura delle camere sono talmente calde che di notte si riesce a fatica
a dormire; il pomeriggio, complice qualche nuvola che viene in nostro
aiuto, lo trascorriamo alla "cittadella", insediamento
fortificato dalle sembianze di un enorme castello di sabbia.
I segni delle poche gocce di acqua cadute da queste parti lasciano
solchi lungo le mura, l'apparente fragilita' dell' insieme si rivela
magicamente solido, ci spingiamo fino sulla torre piu' alta per ammirare
il paesaggio sottostante.
14/07/2001
( Bam - Taftan)
I poliziotti ci fermano sempre piu' spesso, da queste parti non se ne
devono vedere molti di turisti e ne approfittano per rivolgerti le
solite domande ormai di rito.
Passiamo il confine iraniano senza grossi problemi, ma arrivati all'
ufficio pakistano scopriamo che e' chiuso per la pausa-pranzo: rimaniamo
1ora e mezza in mano a "predoni" locali che tentano di
cambiarci i dollari in rupie pakistane.
Alla 17 siamo ufficialmente in Pakistan, ma e' ormai troppo tardi per
pensare di rimetterci in sella e decidiamo quindi di sostare a Taftan,
citta' di confine.
Troviamo un albergo fantasma dove alloggiare (manca acqua e luce); le
stanze che ci vengono offerte hanno coperte usate dagli ultimi
malcapitati di passaggio, un catino di acqua per l'igiene personale e
lampade a petrolio per la notte. Decidiamo tutti di prendere delle
brande e un materasso per dormire fuori dall'albergo vicino alle moto,
sotto il cielo stellato.
15/07/2001
( Taftan - Quetta)
Ci svegliamo alla mattina presto per evitare il temuto caldo che puo'
offrirci il deserto del Beluchistan; l' atmosfera che ci si presenta e'
surreale e i muretti di cemento con le distanze in kilometri alla citta'
piu' vicina sono gli unici segni di vita che si incontrano.
Tutto appare in uno strano effetto bianco e nero prodotto dai raggi del
sole che filtrano attraverso le nuvole di sabbia, le sagome dei ragazzi
che mi precedono sembrano ombre cinesi che si muovono in una strana
danza, con il vento che ovatta i rumori e crea una atipica colonna
sonora.
Un paesaggio in parte verde e montagnoso e' il miraggio che ci si
presenta dopo la prima parte desertica, la strada sale prima di arrivare
a Quetta e abbiamo qualche difficolta' ad ambientarci con le abitudini
locali di guida.
Si arriva alla sera in albergo, in mezzo ad un traffico infernale dove i
riscio' a motore (simpatiche ape car trasformate in taxi), gli autobus e
i camion fanno a gara per infilarsi in qualsiasi buco libero si trovi
sulla carreggiata, combattendo a suon di clacson potenziati.

20/07/2001 -
21/07/2001 ( Peshawar)
Peshawar e' il prototipo della citta' asiatica, caotica, rumorosa e con
quartieri fatiscenti.
Le bambine agli incroci chiedono denaro e in cambio ti profumano con i
loro barattoli di incenso, mentre la gente si lava nelle pozzanghere
lasciate da un improvviso temporale che aiuta solo ad aumentare la gia'
alta percentuale di umidita' nell' aria.
Inoltrandosi nei Bazar della citta' entri a contatto con la vita
quotidiana, l'odore dei "samosa" preparati lungo la strada o
quello delle spezie vendute dagli ambulanti si alterna a quello acre dei
piccoli corsi d' acqua usati come fognature.
In questa sorta di pellegrinaggio purificatore ci si imbatte spesso in
monolocali trasandati usati da sartorie, bambini di giovane eta' seduti
per terra e con il capo chino concentrati sul proprio lavoro per poche
rupie ti lasciano immaginare il tipo di vita che trascorrono.
22/07/2001
( Peshawar - visita a Darra)
Da Peshawar ci spostiamo in taxi verso Darra, citta' famosa per la
produzione artigianale di armi da fuoco. Con noi c'e' anche Lucia
Vastano, una giornalista italiana conosciuta in albergo, da poco
rientrata dall' Afghanistan per lavoro ( il servizio da Kabul uscira' su
"TV Sorrisi e Canzoni" dal 1/09/01 all' 8/09/01).
23/07/2001
( Peshawar )
Gianni decide di tornare in Italia; non avendo il visto cinese
preferisce rinunciare alla risalita della KKH, sicuro di affrontarla fra
qualche anno per arrivare anche lui in Cina!!
24/07/2001
( Peshawar)
I baffi neri tradiscono un sorriso, le mani corrono veloci sulle corde
dello strumento, il musicante sembra contento nel vederci rapiti dalla
sue note.
Siamo ospiti a casa di un afghano che ci ha invitato a cena, la luce
soffusa e i tappeti che ornano la stanza aiutano a creare un' atmosfera
surreale,la musica nomade e i balli lasciano spazio a mille pensieri, ai
rimpianti per tempi migliori che non ci sono piu' e alla disperazione di
migliaia di persone per la situazione attuale dell' Afghanistan.
25/07/2001(
Peshawar)
Le strade sono vuote, solo qualche riscio' cerca ancora l' ultimo
cliente da portare a casa.
Vagabondo nella notte tra le deboli luci arancioni dei lampioni,
Peshawar non e' la stessa caotica citta' che conosci durante il giorno e
l' insolito silenzio che l'avvolge ti fa sentire padrone della
situazione; ripenso agli amici conosciuti qui e mi sento quasi a casa.
26/07/2001(
Peshawar
- Battan)
Quando ti crei delle amicizie durante il viaggio ripartire e' sempre un
po' triste ...
Dopo la lunga sosta a Peshawar si risale in moto in direzione Cina; come
al solito il traffico pakistano e' un caos continuo, spesso bisogna
fermarsi per evitare che i camion in sorpasso in curve cieche ti vengano
addosso e purtroppo non riusciamo a gustarci a pieno il fascino della
KaraKorum Highway.
Dopo pochi chilometri balza subito agli occhi la folta vegetazione
"meticcia", un incrocio tra piante tropicali ed europee, e le
coltivazioni di riso ci fanno immaginare terre non piu' cosi' lontane...
I villaggi che attraversiamo sono un concentrato di miseria,
polvere, mercanti e pastori, bambini e uomini, casse di bibite al sole e
il giallo del mango e delle banane.
Risalendo la valle dell' Indo veniamo sorpresi da un breve temporale,
raggiungiamo l'albergo e alla sera ci fermiamo a guardare le stelle in
un cielo nuovamente limpido.
27/07/2001( Battan
- Gilgit 300km)
Il dinamismo delle moto viene accentuato dalle secolari pareti di rocce
che ci troviamo di fronte, sotto di noi l' Indo e sopra un cielo azzurro
insidiato dalle cime delle montagne. La KKH costeggia il fiume in un
continuo sali e scendi, la strada e' ricavata sul versante dei monti e
spesso dobbiamo passare sotto massi sospesi per miracolo sopra le nostre
teste.
Durante una sosta per il solito the incontriamo 2 austriaci in moto che
ci informano sulle buone condizioni della strada per arrivare a Gilgit,
ma purtroppo lungo la strada le nuvole la fanno da padrone e ci negano
la vista del Nanga Parbat (8126 mt.).
28/07/2001 (
Gilgit
- Karimabad 95km)
Le nuvole si intensificano e non lasciano presagire nulla di
buono.
Spendiamo la mattinata nel tentativo inutile di contattare la nostra
guida cinese, e' da Peshawar che non abbiamo piu' sue notizie e diventa
difficile stabilire il giorno di ingresso in Cina.
Risalendo la valle dell' Hunza arriviamo a Karimabad; l' hotel dove
sostiamo ha una terrazzo sulla verde vallata sottostante, l' odore delle
albicocche e delle mele sugli alberi e' piacevole e intenso, lo sguardo
punta alle cime innevate delle montagne vicine.
29/07/2001
( Karimabad -
Gulmit 50km)
"HELLO, HELLO !?!?!"
Mentre un pakistano
arrampicato sul palo del telefono tenta in modo precario di collegare
due fili alla rudimentale linea telefonica, il secondo a terra grida a
squarciagola nell' apparecchio per provare di stabilire un contatto
vocale.
Nella North Area del Pakistan e' facile incontrare disagi con i telefoni
locali, per cui Marco e Piero decidono di ritornare a Karimabad per
chiamare la guida cinese, mentre Fabio e Enzo si fermano in un hotel a
Gulmit.
30/07/2001
( Gulmit)
Oggi doveva essere la data di ingresso in Cina, invece siamo ancora in
attesa di una conferma che ci permetta di lasciare il Pakistan alle
nostre spalle.
Continua a piovigginare e la gente che arriva dal Nord avverte che al
Khunjerab Pass sta' nevicando e la strada e' interrotta per una frana.
Passiamo la giornata facendo conoscenza con la gente che lavora
nell'hotel, in particolare con due cugini con cui approfondiamo alcuni
aspetti del loro paese e della loro religione...
31/07/2001
- 1/08/2001 ( Gulmit)
Dalla Cina nessuna novita'...
Finalmente il sole ci permette di vedere il paesaggio al pieno del suo
splendore, ghiacciai luccicanti fanno capolino tra i prati e crinali
rocciosi, le poche nuvole rimaste sembrano aggrappate alle ruvide cime
delle montagne.
Due bambini sussurrano a distanza additando le moto parcheggiate,
accennano timidamente ad un saluto e scappano eccitati verso la loro
quotidianita'.
2/08/2001(
Gulmit)
La notizia del giorno e' indubbiamente l'avvenuto contatto con la guida
cinese che ci accompagnera' nello Xinjiang, domani finalmente si parte
per arrivare in Cina, realizzazione di un sogno cullato da ormai un
anno...
Il gruppo si ricongiunge a Gulmit in serata, dopo quattro giorni fa
piacere ritrovarsi nuovamente insieme per condividere un viaggio che sta
per raggiungere il giro di boa.
3/08/2001
( Gulmit -
Tashkorgan)
Le moto arrancano sulle altitudini che portano al Kunjerab Pass, anche i
piloti hanno vita difficile per problemi legati al cambio di pressione.
Dopo aver passato numerosi tratti franati ci ritroviamo in mezzo a
ghiacciai secolari, la stele che indica il confine Pakistan-Cina e' ora
sotto i nostri occhi, ma continuiamo a credere che sia un sogno!!!
I primi posti di blocco delle Guardie Rosse e un paesaggio notevolmente
mutato sono la faccia della Cina che incontriamo; pascoli smisurati,
montagne non piu' "minacciose" sul ciglio della strada, ma
spazi aperti che finalmente ci ridanno il tempo di ammirare il paesaggio
e tutte le sue sfumature.
Arriviamo a Tashkorgan e impieghiamo 4 ore per passare la frontiera,
quando usciamo sono le 22.00 locali e andiamo diritti in albergo.
4/08/2001
( Tashkorgan - Kashgar)
9.30 di mattina ora di Pechino: ci vengono consegnate le targhe e le
patenti per poter circolare in Cina. Finito il rituale di affissione
partiamo in direzione Kashgar, il Mutzagata con i suoi 7546 mt. sembra
quasi una visione di fronte a noi, la foschia rende la base praticamente
invisibile, mentre la cima innevata rimane sospesa sopra le nostre
teste.
Ci avviciniamo alla meta giornaliera e le strada si popolano di
carretti, biciclette, donne vestite di rosso, fiumi colorati dalla terra
e motociclisti locali che rimangono ammutoliti al nostro passaggio.
5/08/2001
( Kashgar - mercato della domenica)
Un tumulto di persone che si riversano per le stradine del paese e
contrattano su ogni tipo di merce, venditori di bibite fresche che usano
blocchi di ghiaccio raccolti da terra, donne che vendono pezzi di stoffa
ricamati a mano, banchetti con serpenti e rospi secchi, strette di mano
per sancire l' accordo, bambini nudi a cavallo che fanno il bagno nel
fiume, odore di carne bruciata, volume delle radio a livelli
insopportabili, barbe bianche e facce segnate dagli anni...
6/08/2001
( Kashgar)
Giriamo nella parte vecchia della città, spesso gli stretti vicoli
finiscono in casa di qualcuno e ritorniamo sui nostri passi.
Dimenticano per un istante la parte turistica della città ci
immaginiamo la vita in questo posto, mescolanza di razze e abitudini che
si perde ormai nel tempo, muri impagliati con sterco e bambini che
giocano con trottole di legno sotto il sole di mezzogiorno.
7/08/2001
( Kashgar -
Tas-rabat)
Torugart Pass, l'unica via per entrare in Kyrghizisan, definito da molti
uno dei confini piu' spettacolari e difficili da attraversare.
La guida che ci ha seguito fino a questo momento ci lascia all' arco che
delimita il confine tra le due nazioni, e' tempo di togliere la targa
cinese e riporla gelosamente dentro i bauletti come ricordo di questo
viaggio
Continuando per lo sterrato arriviamo alla frontiera kirghiza,
l'atmosfera che si respira è particolare, infatti l' imponente
struttura (e fatiscente ) usata come dogana richiama inevitabilmente
alla memoria gli anni passati sotto il governo russo; si paga la solita
tangente al funzionario di turno e siamo pronti per percorrere
l'incredibile scenario recintato per kilometri da filo spinato.
I monti (alti 3.000 metri) sembrano verdeggianti colline che
custodiscono preziosamente pascoli sconfinati, e' la steppa centro
asiatica.
Alla sera giungiamo a Tas-Rabat ( splendida la stretta valle da
percorrere incastonata tra i monti) dove troviamo due motociclisti
svizzeri conosciuti precedentemente via Internet, che al nostro arrivo
aprono una bottiglia di champagne.
L' unico "albergo" da queste parti e' una yurta (tenda in
feltro usata dai pastori nomadi per seguire il proprio gregge), si dorme
in morbidissime coperte di lana, il cielo a queste altitudini sembra
cosi' vicino da poterlo quasi afferrare...
8/08/2001
( Tas-Rabat - Lago Ssong-Kol)
Le nuvole nere sopra di noi non sono certo di buon auspicio, ma
decidiamo di partire lo stesso.
Gli ultimi 50 km. di fuoristrada per raggiungere il lago sono
fantastici, la stradina e' un continuo sali e scendi rispetto al fiume
che solca la vallata, le montagne dalla forma rotondeggiante
addolciscono ulteriormente la visione globale.
L' arrivo al Ssong-Kol e' qualcosa di surreale: cavalli, mucche e pecore
che pascolano liberamente nella steppa, yurte dei pastori e
bambini con occhi a mandorla.
Ceniamo con il pesce pescato nel lago e alla sera giochiamo a contare le
stelle cadenti in un cielo piu' illuminato del solito.
9/08/2001
( Lago Ssong-Kol)
Qualche goccia di pioggia produce un doppio arcobaleno, passeggiando a
cavallo si apprezza a pieno quest' angolo di terra ancora incontaminato.
10/08/2001
( Lago Ssong-Kol - Bishkek)
Il ritorno alla "civilta'" lascia tutti con un po' di amaro in
bocca.
Ci lasciamo alle spalle uno dei luoghi piu' apprezzati durante il
viaggio e ci rimettiamo in sella verso Bishkek: la citta' e' moderna e
quasi distaccata dall' idea generale che ci siamo fatti di questa
nazione, negli occhi abbiamo ancora la yurta che ci ha
"ospitato" per due giorni e un hotel in cemento non è certo
il modo migliore per accompagnare questo ricordo.
11/08/2001 (
Bishkek)
Arrivati di mattina alla frontiera del Kazakistan (tappa obbligatoria
per raggiungere l' Uzbekistan) veniamo rispediti a Bishkek perchè privi
del necessario visto per entrare: le informazioni avute dal console in
Italia non sono corrette e dobbiamo tornare indietro.
Passiamo il sabato pomeriggio di fronte all' ambasciata kazaka per avere
questo permesso, ma inutilmente (tutto rimandato a lunedi mattina), in
compenso conosciamo Natalia e Walter, italiano trasferito a Bishkek per
aprire un ristorante di cucina mediterranea!!!
12/08/2001
( Bishkek)
Renato ha gli occhi quasi lucidi quando parla della sua amata Roma,
Walter si diverte nel vederci soddisfatti della cena e della situazione
creatasi; 6 amici che parlano a tavola di fronte a un caffe' espresso è
forse l'ultima cosa che ci saremmo aspettati in Kyrghizistan, ma questi
sono i piacevoli imprevisti in un viaggio del genere...
13/08/2001
( Bishkek - Tashkent)
Con l' aiuto di Natalia riusciamo ad avere il visto per le 10 di
mattina, ultimo caffe' al "ristorante Adriatico" di Walter e
tutti in sella per raggiungere Tashkent.
I funzionari di frontiera Kirghiza-Kazaka ormai ci conoscono e in 5
minuti sbrighiamo le pratiche: "Welcome to Kazakistan!!"
Mentre percorriamo la strada che si distende tra estesissimi campi di
grano la mente è altrove, gli occhi di Ainura reclamano un riscatto che
difficilmente il destino le potrà dare, e come lei altri giovani sono
costretti a fare i conti con una situazione di miseria, disoccupazione e
abbandono.
Alla sera siamo in Uzbekistan.
14/08/2001
( Tashkent -
Samarcanda)
L' Uzbekistan si presenta piu' vario come paesaggi rispetto al monotono
Kazakistan; i campi coltivati ricordano vagamente quelli italiani,
malgrado cio' sembra pero' difficile che l'agricoltura possa migliorare
la situazione economica del paese.
L'arrivo a Samarcanda e' emozionante, questo nome richiama alla mente
misticismo e leggenda e il Registan al tramonto ha in effetti un potere
quasi ipnotico; le cupole color turchese sfiorano il cielo rossastro, le
mura racchiudono emozioni rapite a coloro che hanno avuto la fortuna di
passare da queste parti.
15/08/2001
( Samarcanda)
Visita agli edifici storici piu' significativi e al mercato cittadino;
la centenaria sacralita' e imponenza dei monumenti fanno da cornice alle
voci insistenti dei commercianti, all' odore penetrante delle erbe e
delle spezie, alle problematiche quotidiane legate spesso all'
esito di una buona vendita.
16/08/2001
( Samarcanda - Bukara)
Dei chilometri percorsi per raggiungere Bukara mi rimangono nella mente
i bambini che si fanno il bagno nei canali d'acqua, quelli arrampicati
sugli alberi, quelli seduti sullo spartitraffico aspettando di vedere
passare qualcuno, quelli che ci avvicinano ai posti di blocco della
polizia e fanno fatica a rimanere fermi perché l'asfalto rovente gli
brucia i piedi.
17/08/2001
( Bukara)
Passiamo la giornata bevendo birra alla Labi-hauz in compagnia di amici
motociclisti incontrati la sera prima, mentre alle nostre spalle i
ragazzi si divertono ad arrampicarsi sugli alberi e buttarsi nella vasca
ricavata al centro della piazza; rimaniamo ad ammirare qualche funambolo
che compie tuffi da una ventina di metri.

18/08/2001
( Bukara - Mary)
Prima di entrare in Turkmenistan eravamo stati avvertiti del fatto che
erano stati messi vari punti di controllo lungo la strada, ma mai ci
saremmo immaginati di essere fermati 8 volte in 100 km. dalla polizia e
tutte le volte dover esibire il passaporto all' ormai abituale richiesta
di "registrazio"( registrazione del nostro passaggio su
quaderni che fungono da documenti cartacei). La strada che attraversa il
deserto puo' nascondere insidie se percorsa di notte, decidiamo quindi
di sostare presso un ristorante, dove ci viene offerto un giaciglio a
cielo aperto per coricarci
19/08/2001
( Mary -
Mashad)
Sbrigate le pratiche doganali, con i soliti funzionari che provano di
arrotondare lo stipendio, ci dirigiamo verso Mashad: la strada e'
finalmente accettabile (a differenza di quelle della ex-Unione
Sovietica) e percorrere chilometri di notte non e' un grosso problema.
Entrati in citta' le cose cambiano notevolmente, sembra infatti che la
meta' delle macchine che circolano in Iran si siano date appuntamento
qui, ogni incrocio e' un ingorgo e la gente con i motorini si diverte a
ingaggiare sfide virtuali tagliandoci la strada per dimostrare doti
superiori di guida...
La visita serale al Tempio sacro dell' imam Reza ci lascia senza parole;
fiumi di persone che pregano tra le sfavillanti mura delle moschee,
scene di fanatismo verso la tomba dell' imam , famiglie intere che si
preparano per passare la notte in questo luogo.
20/08/2001 (
Mashad)
Alla mattina salutiamo Piero che decide di rientrare in Italia con
qualche giorno di anticipo rispetto al termine previsto: vederlo andar
via da solo dopo 50 giorni passati insieme sulla strada ci lascia un po'
straniti, per questa volta non lo seguiremo.
21/08/2001 (
Mashad
- Teheran)
La gente e' cosi' vogliosa di conoscerci che si avvicina talmente tanto
che gli si puo' quasi sentire l'alito...peccato che l'approccio venga
fatto mentre noi proviamo di attraversare in moto Teheran di notte e gli
interlocutori locali sono in macchina, il tutto mentre schiviamo autobus
che non si preoccupano troppo dei semafori e proviamo di sopravvivere
respirando aria poco salubre...
Qualcuno piu' gentile ( o masochista??) ci accompagna in motorino fuori
dalla citta'; 37 chilometri alla velocita' massima dei 60 km/h!!
22/08/2001
( Teheran -
Bostanabad)
Lasciata Teheran alle spalle ci avviciniamo al confine turco
ripercorrendo in parte strade gia' battute in precedenza.
Lungo il tragitto alcuni flash affiorano alla memoria, rivedo luoghi
dove abbiamo scattato foto e rivivo le emozioni che mi accompagnavano in
quei momenti.
23/08/2001
( Bostanabad -
Kars)
Dopo quasi 2 mesi di viaggio rientriamo in Turchia.
L'Ararat e' nuovamente sotto i nostri occhi, il pensiero torna
all'inizio del raid e inevitabilmente a tutto quello che abbiamo visto
nelle 8 nazioni attraversate. Dopo una breve sosta a Dogubayazit
ripartiamo verso sera per raggiungere Kars, la strada e' controllata da
militari che, vicini ai loro carri armati, ci controllano i passaporti.

24/08/2001
( Kars -
Erzincan)
Visita alle rovine della citta' armena di Ani; i resti delle chiese
sembrano cattedrali nel deserto, dell' antico villaggio rimangono
infatti pochi edifici che sorgono isolati in mezzo a prati bruciati dal
sole. Lungo la strada che ci porta a Erzincan ci fermiamo a bere un chai,
i vecchi ai tavoli vicini rimangono composti ma bastano pochi sguardi
per intuire la loro curiosita'; dopo avergli scattato qualche foto
dobbiamo ripartire, una robusta e sincera stretta di mano e' uno dei
ricordi piu' belli che porto con me.

25/08/2001 (
Erzincan -
Urgup)
Giornata di trasferimento veloce, forse troppo veloce...la polizia
munita di autovelox decide infatti di fermarci e insiste per farci la
multa, riusciamo a impietosirli e alla fine ci lasciano andare.
Nel pomeriggio arriviamo a Urgup, citta' famosa per le abitazioni
scavate nelle montagne, dove incontriamo Ahmet (amico di Enzo) che ci
aiuta a trovare un albergo dove alloggiare.
26/08/2001
( Urgup )
Bagno turco di Urgup: l' odore dell'
umido che impregna le mura e' accompagnato dal ritmico tintinnio dei
cucchiaini che mescolano il the, le grosse dita dei massaggiatori
impugnano il fragile bicchiere e lo accompagnano alla bocca
periodicamente, tra un discorso e l'altro.
Dentro la stanza calda dell' hamam i vasi sanguigni si dilatano, una
ciotola serve per versarsi sulla testa un po' di acqua temperata e
ricavare da cio' qualche attimo di sollievo al continuo sudare, il
massaggio che segue e' al limite del piacere dolore ma ottimo per
allentare le tensioni accumulate lungo il tragitto.
29/08/2001
( Methoni -
Igoumenitsa)
Ultima sosta alle Meteore sulla strada
che porta a Igoumenitsa per rifocillarci e poi di nuovo in moto; e'
giunto il momento di salutare anche Enzo, a presto "crazy teacher"(nomignolo
che gli hanno dato 2 amici pakistani)!!!
Lungo il percorso incontriamo 3
kilometri di fondo bagnato che ci obbliga ad adottare tutte le
precauzioni possibili, infatti le strade greche godono di una pessima
reputazione in condizioni di pioggia; riusciamo ad arrivare al porto in
tempo utile, ci imbarchiamo sul traghetto e forse solo ora iniziamo a
renderci conto di quello che ci stiamo lasciando alle spalle.
30/08/2001
( Igoumenitsa - Ancona)
- l' arrivo : dopo 60 giorni in moto e 18.000 km percorsi tocchiamo il
suolo italiano alle ore 10.30 al porto di Ancona e in tale data si
conclude fisicamente il raid che ci ha visto percorrere le strade delle
9 nazioni attraversate.
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