La prima notizia che abbiamo è che il passo Torugart che ci porterà in Kyrghizstan è chiuso per frane. N’approfittiamo per varie escursioni intorno a Kashgar.
Qui dopo aver sostituito la trasmissione non tanto per necessità ma quanto per alleggerirci un po’, montiamo gli MT 90 della Pirelli e cambiamo l’olio al motore.
Affrontiamo agevolmente i 120km di sterrato fino in Kyrghizstan, superato il confine con sorpresa nessuna traccia di asfalto, ma solo pietre. Gran caduta su una pietraia da parte mia, sanguinante ad una gamba la prima cosa che penso è alla moto, è tutto a posto e grazie alle borse laterali mi sono salvato la gamba.

Per viaggi di questo genere si sente l’esigenza di un cavalletto centrale ed infatti, la foratura seguita mi ha fatto rimpiangere di non averlo messo. Nelle praterie in quota e senza tutto il bagaglio, abbiamo potuto sfruttare per puro divertimento sia la potenza che la maneggevolezza del Dominator. Qualche giorno spensierato nelle Yurte dei pastori Kirghisi ci rimette in forma e via di nuovo. Un piccolo problema burocratico a Bishkek ci da modo di conoscere la piccola comunità di Italiani che vive li, sono in 9, due giorni a spaghetti, vino e caffè e incredibile a credersi c’è un Italiano che fa la MOZZARELLA!
Attraversando il Kazakistan si giunge in Uzbekistan, la benzina è sempre 75 ottani, ma il motore sembra non accorgersene.
Samarcanda, Bukhara e poi il deserto del Turkmenistan. Tre volte ho attraversato questo confine e tre volte per un motivo o per l’altro la sosta è stata di 6/7 ore. Qui spesso il pieno si fa direttamente dal serbatoio di qualche camion. L’anello si chiude ed eccoci ancora in Iran, ma nel nord. Da qui estremo est dell’Iran in quattro giorni siamo ad Igoumenitsa pronti per imbarcarci per l’Italia. Durante questa tirata a pieno gas, il Dominator ha cominciato a singhiozzare, ma è bastato levare il filtro supplementare della benzina per farlo ripartire al massimo come se non si fosse accorto di tutti gli stupendi km che ci ha regalato.

 

                 di         Pier Felice Finocchi

 

 

 

 

Yurte ….che passione

 

Yurte o Gher? La disputa va avanti da innumerevoli anni, Mongole o centroasiatiche?

Non lo sappiamo, ma abbiamo avuto la fortuna di “viverci” e la percezione di cosa ciò significhi.

Lunghi sterrati che si arrampicano su morbide montagne fino a 3000/3500m, qui appaiono immensi e dolci altopiani, attraversati da ruscelli il cui contenuto è l’equivalente del nostro rubinetto; disseminate come preziosi e rari funghi bianchi, qua e la fanno la loro comparsa le yurte. A circa un chilometro, un lago.
Cavalli, qualche raro cammello a pelo lungo, pecore e altri ovini a noi sconosciuti, il tutto su di un tappeto verde che da un senso di tranquillità di morbidezza, di un mondo a noi veramente lontano, di …semplicità. Ed è questo quello che più ci ha colpito, la semplicità della vita, non nel senso di facilità, ma nel suo significato più bello, saper apprezzare ciò che si ha ed usarlo al meglio.
L’interno di queste meravigliose tende di feltro montato su di una struttura in legno, ci colpisce.

La piccola porta in legno coloratissima, tappeti variopinti, sia alle pareti sia sul terreno, una stufa alimentata da sterco seccato al sole ed un piccolo quanto ingegnoso contenitore per l’acqua,
appeso alla parete, che scarica in un piccolo lavandino che a sua volta immette il liquido usato in un recipiente sottostante.

Completano l’arredamento un ampio tavolino basso (qui non si usano le sedie) e caldissime coperte piegate durante il giorno, pronte ad essere usate durante la fredda notte.L’escursione termica è veramente grande, si passa da circa 30 gradi, in pieno giorno a zero nella nottata; questo quando il tempo è buono. La mattina prima del nostro arrivo aveva nevicato.
Cibo semplice e ottimo, zuppe di legumi, pesce di lago essiccato al sole e quindi arrostito, latte fermentato leggermente alcolico, riso e carne.

La mattina ci si lava nel ruscello.
La notte il silenzio è assoluto, si sfida volentieri il freddo per ammirare il cielo, così immenso che sembra inghiottirci, così indimenticabile, indimenticabile come questi pastori nomadi che ci hanno qui ospitato e che ci hanno fatto capire il valore e la grandezza della Vita in condizioni che a noi appaiono intollerabili.
 

 

 

 

         di     Pier Felice Finocchi

 

 

 

Finale……… 

Ci vorrebbe ora tutto un resoconto di quello che è accaduto in centro Asia, degli innumerevoli posti di blocco della polizia, con situazioni che sembrano in un primo momento irrisolvibili e poi magicamente    svaniscono; della solerzia di alcuni funzionari e dell'esatto opposto di altri, dell'aiuto e della totale indifferenza ricevuti. Ci vorrebbe un capitolo a parte solo sulle persone incontrate anche loro in viaggio come noi e ci vorrebbe sopratutto un sacco di tempo per fare tutto questo.............ci vorrebbe poi qualcuno che potesse comprendere come ci si sente dopo esperienze di questo genere..........soli, soli nel senso positivo della   parola ma allo stesso tempo parte di un qualcosa di più grande di noi e quindi........felici.
Ma quello che a mio giudizio ci vorrebbe veramente
e far fare un giro per il mondo a tutte quelle persone che non vivono la loro vita ma la subiscono, a tutte quelle persone che non sanno apprezzare quello che hanno ma sanno lamentarsi per quello che non hanno, per farla corta a tutti quelli che sanno ben vedere " la pagliuzza nell'occhio del proprio vicino"

Testi e immagini appartengono a Pier Felice Finocchi   mail  pierfelice@hotmail.com

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