Corroborati come non mai riprendiamo la marcia direzione CAPPADOCIA, il viaggio è piacevole e anche le temperature sugli altipiani anatolici non sono mai fastidiose. In occasione di una sosta su di una strada semideserta, per scattare alcune foto, a pochi metri da noi due tizi a bordo di un'auto accostano sul ciglio della strada, rimanendo per qualche minuto ad osservarci, uno di loro fà cenno di avvicinarmi, sono un'pò perplesso l'auto non ha segni di riconoscimento alcuno, poi forse avvertendo i miei tentennamenti uno dei due estrae un taccuino mostrandomi il distintivo della Polizia, mi domandano se abbiamo problemi con la moto o se abbiamo bisogno di aiuto, ma rispondo che è tutto ok, allora mi interrogano sulla provenienza, "...ITALIA", faccio io,  "...ITALIA, Fatih Terim, Milan, Hakan Sukur..." ecc. ecc., il loro orgoglio sale a dismisura pronunciando i nomi di coloro che stanno facendo onore alla TURCHIA nel nostro paese. Mentre cerco di appagare la curiosità dei due agenti, noto una pistola radar fissata sul cruscotto, sarà un presagio, una costante, ahimè, di tutto il viaggio. 
Sfioriamo KONYA e nonostante un importante museo proseguiamo, la tabella di marcia non ci
consente ultriori deviazioni. Il paesaggio si fà via via sempre più arido, non mancano peraltro splendidi contrasti cromatici. Superiamo antichi caravanserragli che ricordano l'importanza di un tempo di queste terre e vie di comunicazione, di qui sono transitati proprio tutti: Eserciti, conquistatori, avventurieri, esploratori e merci da e per l'estremo oriente. 
Giungiamo a GOREME e la sua vallata è un fiorire delle più bizzarre e spettacolari formazioni rocciose. Il luogo è magico, lunare. Coni di tufo e rupi a nido d'ape ovunque. Visitiamo tutto o quasi senza una logica precisa ma lasciandoci trasportare dall'istinto. Il tramonto è ormai prossimo, ci dirigiamo a pochi Km. da GOREME, ZELVE con questa luce è se possibile ancora più spettacolare. L'indomani ci attende ancora il museo a cielo aperto di GOREME in mezzo, putroppo, a vocianti
comitive di turisti. Riprendiamo la BMW dirigendoci verso un'altro importante luogo della CAPPADOCIA, ILHARA, che decidiamo di raggiungere optando a NEVSEHIR per strade secondarie
attraversando stupendi paesaggi. Prati verdissimi circondati da aride montagne. 
Percorrendo
queste strade, peraltro deserte, l'unico "prezzo" da pagare è l'attenzione all'asfalto deformato dal sole cocente. ILHARA è un'altro luogo spettacolare, un canyon sulle cui pareti, in grotte naturali, sono state ricavate antiche chiese. Scendendo per una ripida scalinata si giunge in fondo alla vallata, quasi 16 Km. di camminamenti per raggiungere i vari siti archeologici. Compiuta la nostra bella escursione rientriamo a GOREME, questa volta per la direttrice principale dopo circa 120 Km..
Trascorriamo l'ultima piacevole serata in CAPPADOCIA passeggiando tra negozi e ristoranti più
o meno caratteristici dove alcuni procacciatori le provano tutte per accalappiarti.

 
                                  

L'indomani di buon'ora ci rimettiamo in sella di buon'ora, avvistando sopra di noi grandi e variopinte mongolfiere. Per i turisti disposti a spendere circa 300.000 lire a testa, la possibilità di godere di un panorama unico al mondo. Puntiamo a Nord-Est, lasciando la CAPPADOCIA abbiamo la sensazione di allontanarci dalla parte più turistica della TURCHIA e nel contempo da tutte le nostre certezze. Vicino a SIVAS il paesaggio da monotono si fà molto bello, il nastro d'asfalto, perfetto, inizia a salire e serpeggiare tra le montagne, la guida si fa divertente, troppo divertente, così dopo una curva un poliziotto avanza sulla mezzeria invitandoci ad accostare. Una pattuglia su di un'auto civetta, un chilometro prima, ha rilevato il nostro passaggio a 120 Km/h superando di 30 Km/h il limite sulle statali turche. Non siamo contrariati, anzi, la contravvenzione arriva quasi come un piacevole diversivo, 26.600.000 Lire turche che fanno allincira 50.000 Lire italiane, pazienza. 
Procedendo verso Est la TURCHIA cambia d'aspetto, decisamente sempre meno "europea", sempre più orientale. Anche le soste in sgangherate stazioni di servizio non fanno altro che confermarci l'allontanamento dal nostro mondo. Affiora la stanchezza, giunti a ERZINCAN cerchiamo un alloggio per la notte. ERZINCAN è una città decisamente moderna, completamente ricostruita nel 1939 dopo un catastrofico terremoto che la rase al suolo e che provocò la morte di circa 30.000 persone. 

Apprendiamo dalla Lonely Planet che questa è una delle zone più sismiche del pianeta. L'ultima scossa nel 1993 ha inflitto un'altro duro
colpo alla città. Le stanze degli Hotel che visitiamo sono piuttosto sporche e maleodoranti, ci avviamo così verso il "migliore" albergo in zona, il Buyuk Otel, un brutto casermone stile ex URSS peraltro molto caro per la TURCHIA (70$ americani) ma almeno le camere sono pulite. Andiamo a passeggio per il "centro" cercando qualcosa da mangiare, le vie sono molto affollate di gente indaffarata, donandoci un'idea di grande sviluppo in atto anche in questo estremo oriente del paese. I cellulari ad esempio sono il genere merciologico più esposto nei negozi, secondo solo agli alimentari. Rientrando in Hotel ci assale un pizzico di sconforto circondati come siamo dalle squallide mura di questo triste edificio, oltretutto in giro non v'è l'ombra di un turista tanto meno in moto. Squilla il telefono, sono Luca e Laura due simpatici ragazzi di MACERATA conosciuti in nave, sono ad ISTANBUL ma sul BOSFORO il caldo è torrido, ci dicono di voler ripartire l'indomani verso la Cappadocia, salutandoci ci diamo appuntamento di lì a 4-5 giorni sul NEMRUT DAGI che noi affronteremo al ritorno. La telefonata di questi nuovi amici ci ha rinfrancato.

 

Pagine

1

2

3

4

5

6

7

8