ERZINCAN è ormai alle nostre spalle, ritroviamo l'entusiasmo prossimi come siamo alla vera meta del viaggio, attraversiamo paesaggi desolati ma splendidi al tempo stesso, raggiungiamo una malandata stazione di servizio sperduta tra le montagne, stanchi ci sediamo chiedendo una Coca-Cola, in pochi minuti si radunano almeno una decina di persone tra bambini e adulti, sono tutti lì, seduti davanti al nostro cospetto, fissando noi e la moto in silenzio, confesso il nostro disagio, quasi un senso di colpa per la smaccata differenza (di possibilità economiche) tra noi occidentali e queste popolazioni tant'è che riprendiamo la marcia quasi senza consumare la nostra bibita.
Io e Ose interloquiamo via interfono interrogandoci sul nostro stato d'animo dopo quell'incontro
faccia a faccia con questo mondo così differente. I CURDI sono afflitti anzitutto da una grande povertà, tuttavia al cospetto dei "ricchi" occidentali si dimostrano assai dignitosi e molto gentili, molto più dei smaliziati turchi. 
Superata ERZURUM facciamo carburante e anche qui, come quasi ovunque, nell'attesa i benzinai
non esitano ad offrirci il Cay (The).
ERZURUM
è l'ultima grande città prima dell'IRAN. Si aprono dinnanzi a noi grandiose vallate solcate da pochi mezzi, sorpassiamo alcuni TIR con targa iraniana per lo più vecchi IVECO ma anche nuovissimi e poderosi MACK americani (ma tra il paese degli AYATOLLAH e gli USA non dovrebbero essere da tempo interrotti gli scambi commerciali?) mi basta osservare quelle strane targhe sui Truck per rendermi euforico, dopotutto anche se non siamo nemmeno a metà percorso, sento  di aver  "vinto"   una piccola sfida.   L'asfalto procede tra saliscendi e lunghi rettilinei dal fondo apparentemente perfetto ma che in realtà riserva molte insidie come improvvise buche che non è sempre possibile evitare, inoltre spesso e volentieri le gibbosità della pavimentazione fanno lavorare a dovere sospensioni e fondoschiena.
In prossimità di AGRI ho un attimo di distrazione che per poco non ci costa caro, grossi pezzi di
legno stanno lì in mezzo alla carreggiata, quando mi accorgo dell'ostacolo vi sono ormai sopra. Gli ammortizzatori in qualche modo incassano il colpo ma il mio timore è quello di una foratura, ho infatti l'impressione di un rotolamento anomalo dei pneumatici, ma fortunatamente è solo un'impressione, dopo un paio di fermate a controllare tutto riprendiamo la marcia tirando un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo.
Gli aridi altipiani lasciati alle spalle sono solo un ricordo, si fanno spazio verdi prati circondati da
affascinanti rilievi. Osservo l'altimetro del GPS stabile intorno ai 1800 Mt. sul livello del mare.

                                    


L'atmosfera che si respira in questi luoghi è da posto di frontiera, l'Europa in tutti i suoi aspetti è da qui lontana anni luce. Alla guida il mio pensiero ricorrente è di un vero e proprio tuffo nel
passato, confabulando con Ose la certezza di trovarci in un paese CENTRO ASIATICO che in nulla somiglia all'occidente da dove proveniamo. Man mano che il GS avanza verso Est i panorami si fanno sempre più straordinari. Anche il tempo è sempre sul bello stabile e l'altitudine rende i colori più vividi, i contorni più definiti. Dinnanzi a noi si staglia una piramide naturale gigantesca la cui cima però è avvolta da un cappello di nubi, è abbastanza raro infatti ammirare l'ARARAT (AGRI DAGI) sgombro da esse. Non riesco a nascondere la mia felicità fino alla commozione per essere riuscito a realizzare un sogno, poter ammirare panorami che semplicemente non trovano paragoni nei miei 15 anni di mototurismo. L'ARARAT è un vulcano di oltre 5000 Mt. ma non è tanto la sua elevazione a richiamare studiosi, archeologhi e turisti quanto il fatto che leggenda vuole l'ARARAT come la sacra montagna dove si andò ad incagliare l'arca di Noè dopo il diluvio universale, vecchie reminiscenze di quando ancora bambino mio padre mi parlava di questo luogo di cui si occupavano anche i documentari.
DOGUBAYAZIT
è un paese di frontiera posto su di un'altipiano a 1700 Mt. di quota alle pendici dell'ARARAT e di un'altro luogo straordinario, L'ISHAK PASA SARAYI. DOGUBAYAZIT e i suoi dintorni, lo dico subito, sono a nostro giudizio, e non solo, il "Must" di tutto il viaggio; Panorami, colori, contrasti, volti sono a tinte forti. Sovente, solcando queste strade, avremo appunto la sensazione
di vivere il meglio della nostra esperienza in TURCHIA.
 

 

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