BIROTARTIGLIATE

Sezione Fuoristrada Birota
Libera Associazione Motociclistica
Taranto - Italia

 


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Notizie utili per viaggiare in Marocco

A volte i sogni sono così realistici da sembrare realtà… o è la realtà a volte, che è tanto   incredibile da sembrare un sogno? Con questo filosofico ed insoluto quesito, il 30 luglio 2001, partiti da Taranto salutati da una schiera di parenti, amici, soci e simpatizzanti, caracolliamo a circa 100 km/h sulla SS 407 Basentana, in direzione Salerno, dove il cargo  ci attende per portarci a Valencia, sulle nostre moto super attrezzate per il deserto: leva gomme, camere d’aria di scorta, centraline, piastre paracolpi, attrezzi ecc… ma che c’entra Valencia? Niente! È solo il punto di partenza dell’avventura 2001 di BIROTARTIGLIATE, la sezione fuoristradistica di BIROTA, la nostra libera associazione motociclistica che dal 1997 ci permette di viaggiare, sognare, tornare. Il punto di arrivo? Il Marocco, con particolare riguardo al sud ed ai monti dell’Atlas. Sapete, per il motociclista l’Africa diventa 99 volte su 100 una malattia inguaribile, che gli fa desiderare spasmodicamente il ritorno nel momento stesso in cui l’abbandona; così è anche per me, e per i miei amici. Fra un pensiero e l’altro, ed un’ottima granita di caffè con panna in quel di Salerno, la nave inghiotte noi e le nostre cavalcature, e parte per attraversare praticamente tutto il Mediterraneo in orizzontale. Due giorni di viaggio pazzeschi e noiosi (mai visto tanti film in videocassetta), a volte irritanti. Si, perché la nave, gestita da italiani con molti marocchini che, evidentemente tornavano in patria per le vacanze, sembra una vecchia scuola differenziale: di qui i buoni, cioè gli italiani, e di lì i cattivi, cioè gli altri. Il popolo marocchino, dolce e sfortunato, disperato e sorridente, altro non ha a noi riservato, nella sua terra, che sorrisi e solidarietà (vedremo perché). Ho personalmente stigmatizzato il comportamento dell’equipaggio nei confronti degli amici extracomunitari sul questionario che ogni viaggiatore riceve alla fine della traversata.

Arrivati a Valencia, via subito verso Algeciras, da dove ci imbarcheremo per Ceuta, enclave     spagnola in territorio marocchino. Circa 1000 km di autostrada, noiosissimi e sotto una canicola davvero infernale.  Viaggio per tutto il tempo con l’orecchio teso verso il motore del Dominator 650 del 1990, mio occasionale compagno di viaggio, acquistato d’occasione per la circostanza, ed il cuore a casa, dove il fido GS 1100 del 1998, con ormai 70000 km all’attivo (fatti tra l’altro in Grecia, Corsica, Austria, Germania, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Slovenia, Francia, Inghilterra, Scozia, Galles, Svizzera, Lichtenstein), ma gagliardo come non mai, riposa (molto fuoristrada, anche impegnativo, nel viaggio). E lui, il Dominator, non mi ha deluso; ha anzi fornito delle prestazioni veramente fuori dalla norma (vedremo il perché). Sosta nella notte per festeggiare i 100000 km (!) dell’elefant 750 di Alcide, che insieme a Marco, su Honda XL 600 R e Vanni, su Transalp ultimo modello, forma i componenti la spedizione. Riposino in un distributore di benzina con mezzi di fortuna ed eccoci ad Algeciras; biglietto aperto su nave veloce ed imbarco verso Ceuta; mezz’ora di traversata e siamo nuovamente, e finalmente, sul suolo africano. Formalità doganali lunghe, mazzette varie a presunti “funzionari”, carta verde da stipulare in frontiera (£ 120.000, pari a circa 62 euro), ma finalmente questa è alle spalle; tanti i disperati che cercano di passare in senso contrario, per lanciarsi verso il “sogno” europeo, che per il 99% si rivela il peggiore degli incubi. Ma andiamo al “viaggio”; prima tappa, Chefchachouen, con attraversamento dei monti del Rif, fino ad arrivare a Fès, città imperiale del Marocco. Fès ci  accoglie con suoni, colori ed odori tali da stordire; è una città molto grande, e tanti sono i posti da vedere, ma se dovessimo scegliere, la medina è sicuramente il migliore: il dedalo delle sue vie è talmente intricato che sembra nessuno sia in grado di disegnarne una mappa particolareggiata. Ci abbandoniamo al flusso umano, che ci trascina in luoghi di una suggestione unica, dalla scuola coranica al caravanserraglio, dai negozietti di un metro quadrato (!) alla moschea dove, a dimostrazione che tutto ha un prezzo (50 dirham, moneta del Marocco, pari a  circa 10000 lire / 5.16 euro), entro a fare alcune fotografie, pur essendo un “infedele”, con gli stivali da motociclista ai piedi! È vivissimo nella mente il ricordo dei conciatori di pelle, con l’odore nauseabondo tutt’intorno; quello delle centinaia di “faux guides”, cioè false guide che ci offrono insistentemente i loro servigi; quello della più varia umanità che sia possibile immaginare che, sciamandoti attorno, sembra non vederti, ma che invece ti scruta con occhio curioso, e qualche volta critico. Male atteggiarsi a conquistatore occidentale; disponibilità al contatto umano e fermezza nel rifiuto delle proposte “strane” sono il migliore viatico per entrare in sintonia con questa gente, così diversa da noi eppure così uguale: siamo pur sempre figli della stessa terra.
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