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Alloggio
al Grand Hotel , suggestivo e caratteristico, e tutto sommato a buon
prezzo: 80000 lire (41.5 euro) per la doppia, e 2000 lire (1.03 euro)
per il ricovero della moto. Ceniamo in centro, in una delle mille
stuzzicherie all’aperto, con spiedini, insalata e strani intingoli per
sole 10000 lire (5.16) euro.
È
il 4 luglio, si parte verso l’interno; la destinazione finale di oggi
sono le 40 sorgenti dell’Oum Rbia, un posto molto bello con una grande
cascata, dove ci accamperemo per la notte. Percorso splendido attraverso
il parco nazionale dei cedri; tratti di facile fuoristrada in luoghi
incantati, e l’arrivo al famoso “cedre Gouraud” , il più antico
cedro dell’Africa settentrionale; scimmie in libertà e venditori di
fossili, per un momento davvero bello. Continuando verso sud, le prime
tende berbere, avamposti nel nulla; poi il lago Afendour, raggiunto
tramite un sentiero sassoso ed accidentato, e poi… il nulla ! la pista
è sparita, ma siamo piuttosto addentrati, tornare indietro non soddisfa
nessuno, e quindi il fedele multitasche, emulo del cilindro
prestigiatorio, tira fuori il mitico Garmin 38 , compagno di tante
avventure, che ci indica l’ultima,
ma proprio l’ultima direzione che avremmo scelto di prendere se
avessimo deciso da soli; sarà vero? Si sa, il GPS ha sempre ragione e
così, dopo una decina di km di fuoripista ( e da fuori di testa, a
volte), torniamo sulla pista principale, e raggiungiamo un villaggio con
non più di 100 abitanti, veramente sperduto nelle campagne. Qui lo
scandire inesorabile del tempo, e la sua ineluttabilità è dimostrato
dai bimbi, eccitati ed incuriositi dalla nostra presenza, e dai vecchi,
con lo sguardo fisso nel vuoto, a cogliere quella risposta che non
arriverà mai. Pista sassosa, con tratti di asfalto (ma chi lo avrà
fatto?), abitazioni di fango ed argilla di una suggestione assoluta, con
una in particolare tanto piccola che io, col mio 1.84 di altezza per
oltre (ahimè) 100 kg di peso, non sarei riuscito a praticare! Ancora,
una strada asfaltata in quota su un costone di montagna, con lo
strapiombo a destra senza nessuna protezione, ed infine una dolce
discesa che ci porta alle sorgenti. Qui l’unico episodio spiacevole
del viaggio: i locali si rivelano tanto insistenti da essere fastidiosi,
costringendoci purtroppo a non essere gentili. Un vecchio, che sostiene
di aver guardato le moto (Marco e Vanni non le hanno abbandonate un
minuto), ha il coraggio di chiederci 100 dirham (20000 lire / 10 euro)
per il suo servigio! Gliene diamo 10 (2000 lire / 1.03 euro) e decidiamo
di andar via, pernottando altrove, per evitare situazioni spiacevoli. Il
buio però incombe, e così, essendoci avventurati su uno sterrato
pietroso, decidiamo di accamparci in quota, per sfuggire anche al caldo.
Lasciamo le moto sul sentiero, e una piccola radura
accoglie la tenda di Marco e Vanni, e le stuoie di Alcide e mia.
Una delle nottate più belle della mia vita, sotto le stelle d’Africa,
anche se dormita col classico occhio solo; ogni rumore carpisce la mia
attenzione, ed in particolare uno scalpiccio convulso, verso l’alba:
alzo la testa, col fido coltello da caccia che dallo stivale passa come
per incanto nel palmo della mia mano, e vedo un vecchio, sul sentiero,
con un bellissimo costume tradizionale giallo e bianco, che cerca di
tirare il suo asino. Evidentemente , non ha mai visto delle moto (l’asino),
e si rifiuta di proseguire. Un sorriso ed un pensiero: “ma chi mai, in
questa terra meravigliosa, potrebbe volerci fare del male?”. L’asino
si convince, ed io dormo un’altra oretta. Tutti in piedi poi, di buon’ora,
per la tappa che ci porterà a Midelt. Il sentiero cominciato la sera
prima crea non poche difficoltà; pietre e sassi sempre più grossi,
salite, discese e finalmente un villaggio, uno dei più sperduti che io
abbia mai visto. Pista finita, indicazioni farraginose da parte degli
abitanti e nuovo ricorso al GPS per venire fuori; altri 7 km di
fuoripista (facile, questa volta) ed eccoci nella foresta di cedri
prevista dal nostro itinerario.
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