9 Agosto, ALEPPO-DAYR AZ ZOR-PALMYRA.

Lasciando ALEPPO ecco subito l’imprevisto, sgusciando tra le strade della città commetto l’errore di “pinzare” istintivamente il freno anteriore in prossimità di una rotonda avvertendo una pavimentazione particolarmente scivolosa, neanche il tempo di accorgermene che ci ritroviamo a terra con la moto che disegna un 360° sull’asfalto impregnato di acqua e olio. Ci rialziamo immediatamente constatando solamente un ginocchio sbucciato e con mia grande sorpresa nessun danno alla BMW, le resistenti valige della Touratech hanno assorbito l’impatto proteggendo il GS.
Passato lo spavento riprendiamo la marcia puntando su DAYR AZ ZOR e la valle dell’EUFRATE che però si riveleranno ben al di sotto delle aspettative. Durante le poche soste nei villaggi lungo la strada veniamo assaliti da bambini cenciosi, incuriositi dalle moto che ben poche volte avranno avuto modo di vedere e soprattutto toccare.
A DAYR AZ ZOR sosta per rifocillarci, altra amara sorpresa la benzina senza piombo che avevamo trovato ad ALEPPO qui, quasi ai confini con l’IRAK, non esiste.


Il caldo seppur notevole è tutto sommato sopportabile, a patto di avere con sé una buona scorta d’acqua.
Oltre l'agglomerato e gia in direzione PALMYRA il paesaggio si presenta prevalentemente desertico e comunque bello solo in qualche tratto.




Giungiamo a TADMUR (Palmyra) nel tardo pomeriggio ovviamente spompati dagli oltre 550 chilometri della tappa. Prendiamo alloggio all’Hotel Ishtar per 20 Dollari a camera e ci catapultiamo alle rovine. Quasi del tutto assenti i turisti evidentemente spaventati dai fatti dell’11 Settembre, davvero un peccato. Il luogo oltre che tranquillissimo è semplicemente grandioso. Visitiamo il sito al tramonto o almeno una parte di esso, viste le sue dimensioni ragguardevoli tenendoci il resto per il mattino successivo.

 

10 Agosto, PALMYRA (SY)-AMMAN (JOR)

Davvero bella la strada PALMYRA-DAMASCO uno splendido deserto in quota sormontato da una catena di aride montagne che talvolta assumono forme bizzarre.

Attraversiamo la capitale siriana con una guida che eufemisticamente definirei attenta al traffico non che alla carenza di segnaletica; accorre in nostro aiuto un gentile automobilista che ci scorta sin quasi fuori città togliendoci così dagli impicci.

Oltre un centinaio di chilometri sull’autostrada che collega DAMASCO alla GIORDANIA e ci troviamo in frontiera. Qui salta subito all’occhio la differenza di possibilità economiche, di organizzazione nonché di ordine e pulizia tra i due stati, tanto che sbrigate le pratiche doganali (in meno di un’ora) mi sembra quasi d’essere ripiombato in Europa. Le auto poi dei frontalieri che attraversano il confine con noi sono una teoria di grosse e costose GMC, TOYOTA LAND CRUISER, CADILLAC, FORD EXPLORER, BMW X5, CHEVROLET, quasi completamente mosse da potenti V8 a benzina di 4500, 5000 o più di cilindrata; un’occhiata alle targhe ed eccone la ragione: KUWAIT ed EMIRATI ARABI a guidarle non più da sporchi e maleodoranti personaggi ma  eleganti signori di bell’aspetto avvolti nelle loro bianche  ed eleganti tuniche fresche di bucato.


 

Cala la sera e ci troviamo ancora per strada, il gruppo punta su JERASH noi su AMMAN. Ore 23,20, giunti nella capitale della dinastia Ascemita domandiamo di un Hotel ad una pattuglia della Polizia la quale senza problemi ci scorta fino allo “Shepherd” in posizione centrale. 50 Dollari a camera per un albergo davvero raffinato dove oltretutto abbiamo la possibilità di parcheggiare la moto nella hall!!!. 

11 Agosto, AMMAN (JOR).

Giornata di relax e a passeggio per la città che pare divisa in due, la parte alta e moderna  dominata da eleganti palazzi, presidiata dalle multinazionali, da grandi catene di lussuosi alberghi e la “Downtown” che è in tutto e per tutto una città araba. Vedendoci armeggiare con la Lonely Planet si accosta un ragazzo molto gentile che si prodiga in preziosi consigli per la visita del centro, è un giovane ingegnere palestinese che vive ad AMMAN da parecchi anni, ci invita nel vicino e caratteristico Arab Cafè dove tutti gli avventori fumano Narghilè incluso il nostro nuovo amico. Ho modo così di apprezzare i preparativi all’uso di questo strano congegno, Luca, il nome che il ragazzo si è dato, probabilmente per facilitarci il compito, mi invita a imitarlo, una, due, tre boccate e…mi sembra di fumarmi un’arancia, mi sforzo di comprendere da non fumatore il piacere che ne possa derivare ma senza successo. Consumiamo in tutto tre limonate ma al momento di pagare “Luca” insiste per offrire, imbarazzati, dopo qualche minuto di tira e molla accettiamo. La nostra visita alla città vecchia prosegue nel caratteristico mercato della frutta e verdura e all’anfiteatro Romano splendidamente conservato.

Sperimentiamo anche la AMMAN “by night” cenando in ristorante alla moda al lume di candela. Tutti ma proprio tutti arrivano a bordo di grosse ammiraglie accompagnati da donne eleganti guarnite in esclusivi abiti da sera. 

12 Agosto, AMMAN-MT. NEBO-MAR MORTO-WADI MUSA (Petra)

A poche decine di chilometri dalla capitale seguiamo le indicazioni per MADABA e MONTE NEBO il luogo dove Mosè pare indicasse ai suoi la “Terra Promessa” e dove sembra vi sia anche sepolto, l’intera Cristianità lo venera come luogo Santo, favolosi gli antichi mosaici che vi si possono ammirare, belli da togliere il fiato, l’intero sito è pervaso  da una atmosfera di misticismo. Qui come sperimenteremo anche in seguito di turisti ve ne sono pochissimi, abbiamo così modo guardare e fotografare indisturbati, alcune stele in prossimità dell’ingresso ricordano la recente visita di Giovanni Paolo II in Terra Santa.


 
La strada ora, peraltro non segnalata nella mappa in nostro possesso, prosegue in picchiata verso il MAR MORTO e per la prima volta vedo il valore dell’altitudine del GPS in negativo; ho letto fino a –378 metri sotto il livello del mare!, in questa depressione il caldo è davvero forte, le soste sono ridotte al minimo indispensabile. ISRAELE è a due passi ecco il motivo dei numerosi posti di blocco con tanto di militari in HUMMER (l’enorme fuoristrada visto all’opera durante la guerra del golfo) con mitragliatrice e addetto al pezzo pronti all’uso, intravediamo la strada che congiunge la sponda giordana a quella israeliana del MAR MORTO, transennata.
Avanzando verso sud, in prossimità di un impianto industriale posto in riva al mare veniamo fermati e invitati dalla mano d'opera  all’interno dell’impianto dove si estraggono e lavorano i famosi prodotti cosmetici del MAR MORTO, esportati e venduti a prezzi esorbitanti nel resto del mondo, ad Ose non sembra vero di tanta grazia e visto il suo malcelato interesse ci fanno dono di due grosse buste da 1 KG. l’una di fanghi e sali!.
Lasciamo il MAR MORTO e con una  bella e ripidissima salita ci troviamo a 800-900 metri sopra il livello del mare il tutto in pochissimi chilometri, di li a poco ci immettiamo sulla tormentata KINGS ROAD che per la verità ci aspettavamo offrisse un qualcosa in più, tratto anzi davvero estenuante prima di raggiungere WADI MUSA (PETRA).

Nonostante una lunga deviazione siamo a Petra di primo pomeriggio, anche qui vale come altrove, la misera affluenza turistica ha causato la chiusura di alcuni esercizi e in generale l’abbassamento dei prezzi degli alberghi, una giovane coppia di Milano ci ha riferito di aver preso alloggio nel lussuoso “MOVENPICK” per solo 40 Dinari giordani  per camera (circa 60 Euro) contro i 120 Dinari (180 Euro) che la clientela solitamente pagava.

Prendiamo una bella stanza al “PETRA PALACE” a poche decine di metri dall’ingresso del SIK per 32 Dinari, (meno di 50 Euro) ma non solo, il costoso ingresso al sito è passato dai 20 agli 11 Dinari per persona (16 Euro).

Con il generoso aiuto di un inserviente dell’Hotel ripulisco la moto alla meglio dopo i circa 3000 Km. percorsi sin qui ma soprattutto dopo essere stati investiti da catrame nebulizzato percorrendo una strada in rifacimento a MADABA. 

13 Agosto, PETRA.

Forse il “Must” di tutto il viaggio. Gambe in spalla alle 7 di mattina e il sole che gia a quest’ora picchia forte, facciamo scorte di acqua e cibo per il lungo trekking nel SIK. Quasi un chilometro, di per sé spettacolare, attraverso queste strette gole prima di giungere al  “KHAZNEH” (La Tesoreria).

“…Oh my God, oh my God…” esclama l’americano che mi sta accanto vedendo materializzarsi questa visione; foto, filmati e quant’altro pur rappresentativi non gli rendono giustizia, poche altre opere dell’uomo credo


possano concorrere con lo splendore assoluto di questi manufatti che la civiltà Nabatea ha realizzato circa sei secoli prima di Cristo e poi inspiegabilmente abbandonato, probabilmente, secondo alcuni studiosi, per l’allontanarsi delle rotte commerciali che l’avevano arricchita.
Alcuni cavalli vanno e vengono per il SIK e non può non tornarmi alla mente la celebre sequenza di “INDIANA JONES, E L’ULTIMA CROCIATA” il terzo episodio della famosa saga che ambientò proprio qui le scene più spettacolari e avventurose del Film e AL KHAZNEH, cioè la tesoreria, proprio perché si pensava potesse custodire chissà quali preziosi. Lo spettacolo non termina qui, prosegue per chilometri lungo un sentiero che nel tratto finale diviene assai impervio ripagando tuttavia del sudore con scenari incredibili in particolare per la notevole quantità di templi e tombe scolpiti nella roccia che ha contribuito in maniera determinante alla bellezza inesprimibile del luogo con venature dai mille colori, un gioco di sfumature e forme che neanche un grande artista avrebbe potuto concepire. Saliamo fino al Monastero, assolutamente esausti, ad accoglierci in cima alla montagna un’opera ancora più imponente del KHAZNEH ma forse meno elegante, parliamo di dettagli; prospicente al MONASTERO una grotta naturale in cui alcuni beduini hanno fatto le cose per bene stendendo materassi e ricoperto il pavimento con tappeti tipici offrendo all’esausto visitatore giunto sin quassù un giaciglio su cui schiacciare un pisolino, dissetarsi e nel contempo ammirare lo spettacolo dell’uomo e della natura in perfetta sinergia.



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