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9 Agosto, ALEPPO-DAYR AZ ZOR-PALMYRA. Lasciando
ALEPPO ecco subito l’imprevisto, sgusciando tra le strade della città
commetto l’errore di “pinzare” istintivamente il freno anteriore
in prossimità di una rotonda avvertendo una pavimentazione
particolarmente scivolosa, neanche il tempo di accorgermene che ci
ritroviamo a terra con la moto che disegna un 360° sull’asfalto
impregnato di acqua e olio. Ci rialziamo immediatamente constatando
solamente un ginocchio sbucciato e con mia grande sorpresa nessun danno
alla BMW, le resistenti valige della Touratech hanno assorbito
l’impatto proteggendo il GS.
Giungiamo a TADMUR (Palmyra) nel tardo pomeriggio ovviamente spompati dagli oltre 550 chilometri della tappa. Prendiamo alloggio all’Hotel Ishtar per 20 Dollari a camera e ci catapultiamo alle rovine. Quasi del tutto assenti i turisti evidentemente spaventati dai fatti dell’11 Settembre, davvero un peccato. Il luogo oltre che tranquillissimo è semplicemente grandioso. Visitiamo il sito al tramonto o almeno una parte di esso, viste le sue dimensioni ragguardevoli tenendoci il resto per il mattino successivo.
10
Agosto, PALMYRA (SY)-AMMAN (JOR) Davvero bella la strada PALMYRA-DAMASCO uno splendido deserto in quota sormontato da una catena di aride montagne che talvolta assumono forme bizzarre. Attraversiamo la capitale siriana con una guida che eufemisticamente definirei attenta al traffico non che alla carenza di segnaletica; accorre in nostro aiuto un gentile automobilista che ci scorta sin quasi fuori città togliendoci così dagli impicci. Oltre un centinaio di chilometri sull’autostrada che collega DAMASCO alla GIORDANIA e ci troviamo in frontiera. Qui salta subito all’occhio la differenza di possibilità economiche, di organizzazione nonché di ordine e pulizia tra i due stati, tanto che sbrigate le pratiche doganali (in meno di un’ora) mi sembra quasi d’essere ripiombato in Europa. Le auto poi dei frontalieri che attraversano il confine con noi sono una teoria di grosse e costose GMC, TOYOTA LAND CRUISER, CADILLAC, FORD EXPLORER, BMW X5, CHEVROLET, quasi completamente mosse da potenti V8 a benzina di 4500, 5000 o più di cilindrata; un’occhiata alle targhe ed eccone la ragione: KUWAIT ed EMIRATI ARABI a guidarle non più da sporchi e maleodoranti personaggi ma eleganti signori di bell’aspetto avvolti nelle loro bianche ed eleganti tuniche fresche di bucato.
Cala
la sera e ci troviamo ancora per strada, il gruppo punta su JERASH noi
su AMMAN. Ore 23,20, giunti nella capitale della dinastia Ascemita
domandiamo di un Hotel ad una pattuglia della Polizia la quale senza
problemi ci scorta fino allo “Shepherd” in posizione centrale. 50 Dollari a camera per un albergo davvero raffinato dove oltretutto
abbiamo la possibilità di parcheggiare la moto nella hall!!!. 11 Agosto, AMMAN (JOR). Giornata di relax e a passeggio per la città che pare divisa in due, la parte alta e moderna dominata da eleganti palazzi, presidiata dalle multinazionali, da grandi catene di lussuosi alberghi e la “Downtown” che è in tutto e per tutto una città araba. Vedendoci armeggiare con la Lonely Planet si accosta un ragazzo molto gentile che si prodiga in preziosi consigli per la visita del centro, è un giovane ingegnere palestinese che vive ad AMMAN da parecchi anni, ci invita nel vicino e caratteristico Arab Cafè dove tutti gli avventori fumano Narghilè incluso il nostro nuovo amico. Ho modo così di apprezzare i preparativi all’uso di questo strano congegno, Luca, il nome che il ragazzo si è dato, probabilmente per facilitarci il compito, mi invita a imitarlo, una, due, tre boccate e…mi sembra di fumarmi un’arancia, mi sforzo di comprendere da non fumatore il piacere che ne possa derivare ma senza successo. Consumiamo in tutto tre limonate ma al momento di pagare “Luca” insiste per offrire, imbarazzati, dopo qualche minuto di tira e molla accettiamo. La nostra visita alla città vecchia prosegue nel caratteristico mercato della frutta e verdura e all’anfiteatro Romano splendidamente conservato. Sperimentiamo
anche la AMMAN “by night” cenando in ristorante alla moda al lume di
candela. Tutti ma proprio tutti arrivano a bordo di grosse ammiraglie
accompagnati da donne eleganti guarnite in esclusivi abiti da sera. 12 Agosto, AMMAN-MT. NEBO-MAR MORTO-WADI MUSA (Petra) A poche decine di chilometri dalla capitale seguiamo le indicazioni per MADABA e MONTE NEBO il luogo dove Mosè pare indicasse ai suoi la “Terra Promessa” e dove sembra vi sia anche sepolto, l’intera Cristianità lo venera come luogo Santo, favolosi gli antichi mosaici che vi si possono ammirare, belli da togliere il fiato, l’intero sito è pervaso da una atmosfera di misticismo. Qui come sperimenteremo anche in seguito di turisti ve ne sono pochissimi, abbiamo così modo guardare e fotografare indisturbati, alcune stele in prossimità dell’ingresso ricordano la recente visita di Giovanni Paolo II in Terra Santa.
Nonostante una lunga deviazione siamo a Petra di primo pomeriggio, anche qui vale come altrove, la misera affluenza turistica ha causato la chiusura di alcuni esercizi e in generale l’abbassamento dei prezzi degli alberghi, una giovane coppia di Milano ci ha riferito di aver preso alloggio nel lussuoso “MOVENPICK” per solo 40 Dinari giordani per camera (circa 60 Euro) contro i 120 Dinari (180 Euro) che la clientela solitamente pagava. Prendiamo una bella stanza al “PETRA PALACE” a poche decine di metri dall’ingresso del SIK per 32 Dinari, (meno di 50 Euro) ma non solo, il costoso ingresso al sito è passato dai 20 agli 11 Dinari per persona (16 Euro). Con
il generoso aiuto di un inserviente dell’Hotel ripulisco la moto alla
meglio dopo i circa 3000 Km. percorsi sin qui ma
soprattutto dopo essere stati investiti da catrame nebulizzato
percorrendo una strada in rifacimento a MADABA. 13 Agosto, PETRA. Forse il “Must” di tutto il viaggio. Gambe in spalla alle 7 di mattina e il sole che gia a quest’ora picchia forte, facciamo scorte di acqua e cibo per il lungo trekking nel SIK. Quasi un chilometro, di per sé spettacolare, attraverso queste strette gole prima di giungere al “KHAZNEH” (La Tesoreria). “…Oh my God, oh my God…” esclama l’americano che mi sta accanto vedendo materializzarsi questa visione; foto, filmati e quant’altro pur rappresentativi non gli rendono giustizia, poche altre opere dell’uomo credo
possano concorrere con lo splendore assoluto di questi manufatti che la civiltà Nabatea ha realizzato circa sei secoli prima di Cristo e poi inspiegabilmente abbandonato, probabilmente, secondo alcuni studiosi, per l’allontanarsi delle rotte commerciali che l’avevano arricchita. Alcuni cavalli vanno e vengono per il SIK e non può non tornarmi alla mente la celebre sequenza di “INDIANA JONES, E L’ULTIMA CROCIATA” il terzo episodio della famosa saga che ambientò proprio qui le scene più spettacolari e avventurose del Film e AL KHAZNEH, cioè la tesoreria, proprio perché si pensava potesse custodire chissà quali preziosi. Lo spettacolo non termina qui, prosegue per chilometri lungo un sentiero che nel tratto finale diviene assai impervio ripagando tuttavia del sudore con scenari incredibili in particolare per la notevole quantità di templi e tombe scolpiti nella roccia che ha contribuito in maniera determinante alla bellezza inesprimibile del luogo con venature dai mille colori, un gioco di sfumature e forme che neanche un grande artista avrebbe potuto concepire. Saliamo fino al Monastero, assolutamente esausti, ad accoglierci in cima alla montagna un’opera ancora più imponente del KHAZNEH ma forse meno elegante, parliamo di dettagli; prospicente al MONASTERO una grotta naturale in cui alcuni beduini hanno fatto le cose per bene stendendo materassi e ricoperto il pavimento con tappeti tipici offrendo all’esausto visitatore giunto sin quassù un giaciglio su cui schiacciare un pisolino, dissetarsi e nel contempo ammirare lo spettacolo dell’uomo e della natura in perfetta sinergia.
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