Il danno è irreparabile, e quindi bisogna pensare cosa fare: Alcide, quasi con le lacrime agli occhi, mi chiede di non abbandonare la sua “bambina” nel deserto, ed io non posso fare a meno di dire: “a costo di trainarla per 4000 km (tanto eravamo distanti da casa), Alcide, l’elefant tornerà nel suo box!”. Provvediamo quindi, con la cara vecchia corda da traino, a rientrare a Rissani, con vicissitudini che meriterebbero un racconto a parte (50 km di traino su sabbia e sassi). Arriviamo sull’imbrunire completamente disidratati ed anche un po’ demoralizzati. Decidiamo, per fare il punto della situazione, di andare in un posto confortevole, e quindi scendiamo all’Asmaa Hotel, il migliore della zona dove, per 56000 lire (27 euro) fruiremo di servizio di mezza pensione, camere con aria condizionata, piscina. L’albergo è semivuoto, e tutti sono per noi; a cena conosciamo una coppia di ragazzi marchigiani, in sella ad un GS 1100, simpatici, affabili e quasi increduli al racconto delle nostre traversie, avendo essi percorso fino a Rissani solo strade asfaltate. Petali di rose sul tavolo, camerieri gentilissimi e cena squisita; questo ci mette dell’umore giusto per decidere il da farsi, e cioè come proseguire il viaggio. Decidiamo di lasciare l’elefant presso l’albergo, e di proseguire in 4 su tre moto, ovviamente modificando l’itinerario. Decidiamo di puntare verso i monti dell’Atlas,  attraversare le gole del Todra per risalirle fino ad Imilchil, visitare le gole del Dades, passare da Ouarzazate e poi da Zagora, per andare fino alle propaggini del deserto a Tagounite, e di tornare poi a Rissani, affittare un furgone e tornare in tappa unica a Ceuta. Una volta lì, Dio vedrà e provvederà. A nanna per recuperare, quindi. 7 luglio, partiamo per Tinerhir, cittadina nelle vicinanze delle gole del Todra. Ripartiti i bagagli di Alcide, ed abbandonatone qualcuno, ci si avvia. Ancora vento e sabbia, ma questa volta su asfalto; una spruzzatina di pioggia, tanto per gradire, e finalmente la meta. Sistemazione in campeggio, vicino all’ingresso delle gole, ottima cena a prezzo come sempre modico, e la seconda mazzata: Vanni costretto a rientrare per motivi di famiglia. A letto con un po’ di magone.

8 luglio, un saluto a Vanni e la decisione storica: Imilchil, cittadina d’alta quota, incastonata tra i monti dell’Atlas, famosa per la festa berbera che vi si svolge ogni anno, in cui sono le donne a scegliere gli uomini, necesse! Con le moto scariche, e con Alcide passeggero del Dominator, affrontiamo una serie di mulattiere, per un totale di circa 130 km, che ci porteranno in luoghi assolutamente da fiaba. Prima le gole del Todra, alte e misteriose, poi l’incanto dei monti dell’Atlas, lo stupore di vedere campi coltivati a 2000 metri d’altezza grazie alle generose acque del fiume, villaggi di terra privi di ogni comfort (a volte anche delle porte), bambini tanto belli quanto laceri. La mulattiera si inerpica, affrontiamo lastroni di roccia su strapiombi di circa 1000 metri (!) senza protezione alcuna; la quota sale, ma il Dominator borbotta sicuro, arrampicandosi a pieno carico sena sforzo apparente. Ecco i primi dromedari  (ma cosa avranno da brucare, poi?), alcuni pastori nomadi a cavallo, simpatici e comunicativi, ed infine il passo Tzì Tirherhouzine, a 2700 m.s.l.m. , che mi lascia intravedere uno spettacolo talmente bello da testimoniare inequivocabilmente l’esistenza di Dio. La vista si perde su creste orgogliose di montagne, alcune delle quali superano i 4000 metri, ed il cielo si tinge di mille e mille gradazioni di celeste. Mi sento insignificante, nonostante la mia notevole stazza, di fronte all’imperscrutabile disegno della natura, che in questi luoghi mostra tuta la sua potenza. Mi rendo altresì conto, con un piccolo brivido di paura, che tutti saremmo impotenti di fronte ad un’eventuale foratura! Il nostro equipaggiamento hi-tech del momento, infatti, difetta delle camere d’aria di ricambio, dimenticate in campeggio! Speriamo bene… Dopo il passo, la strada, sempre sterrata, si addolcisce un po’; qualche piccolo accenno di civiltà e poi ecco Imilchil ; la foto sotto il cartello segnaletico è più che mai d’obbligo, visto la faticata di uomini e mezzi per arrivare fin qui. Ma non è finita: andiamo a vedere il lago vulcanico Tslit, a circa 10 km di distanza. Il lago è bello, con le acque di un blu intensissimo; ma la struttura turistica che mi era stata segnalata non c’è più, e tutto il posto è in stato di evidente abbandono. Il tempo di una foto, quindi, e via verso Imilchil, con giro turistico del paese, in verità molto piccolo, ma con tante cicogne che scelgono di mettere su casa sui tetti più alti.

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