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La
discesa a valle non ci riserva sorprese; arriviamo
giù molto stanchi, ma altrettanto felici, io in particolar modo
perché mi rendo conto che il Dominator ha percorso 285 km con meno di
12,5 litri di benzina (la capienza del serbatoio), in condizioni
assolutamente limite! La piccola tanica che avevamo per l’emergenza
(visto il serbatoio da 22 litri dell’XL di Marco) non è servita, ed
Alcide mi deve un caffè, scommesso a proposito dell’autonomia. l’8
luglio 2001 sarà una data da ricordare per sempre. Cena e a letto
presto; domani ci aspetta un’altra lunga giornata.
9
luglio, in marcia verso Agdz, città del sud dal nome impronunciabile.
Prima però una visita alle gole del Dades: molto suggestive
anch’esse, e soprattutto visitabili senza alcuna difficoltà; la
strada che le risale, a stretti tornanti, è stata infatti asfaltata, e
non presenta più alcuna difficoltà. Un veloce passaggio da Ouarzazate,
di poco interesse, e poi una splendida discesa lungo la valle del fiume
Draa, per una strada detta anche delle mille Kasbah: molte infatti sono
visibili dalla strada, ed ognuna di esse meriterebbe una piccola sosta.
Sono sicuro che guardando e toccando la cinta esterna, ogni Kasbah ci
racconterebbe la sua storia, fatta di silenzi, sofferenza, e
lavoro. Ma il tempo è tiranno, ed entriamo felicemente in Agdz,
avvisando il padre di un ragazzo che, rimasto in panne con l’auto
circa 50 km prima, ci aveva chiesto aiuto. Grandi inchini ed inviti, ma
la stanchezza ci fa muovere subito andando ad alloggiare, per 8000 lire
(4.2 euro), in una antica Kasbah, dove i gestori ci
riservano una stanza oblunga con dei bellissimi dipinti
sulle volte, e dei letti alquanto comodi. Il fattore di disturbo è il
caldo opprimente, che
fa sì che si dorma davvero poco. Buona la scusa per uscire
all’alba nella palmeraia, scattando delle foto suggestive. In piedi,
colazione nel centro città e via verso la mitica Zagora; di per sé la
città non è niente di eccezionale, in quanto costruita dai francesi
all’inizio del secolo e con una struttura urbana molto convenzionale,
ma quel cartello in muratura dipinta che recita: “TOMBOUCTOU 52 JOURS”
di cammello, ovviamente, è un must per chi passa da queste parti. Non
troviamo subito il cartello, e visto che domani ripasseremo di qui,
rimandiamo la foto, e proseguiamo verso Tagounite, alle soglie del
deserto. Qui arriviamo nel primo pomeriggio, sotto un sole infernale, e
troviamo alloggio nella Kasbah Ait Isfoul , dove il gestore, il
simpatico Amhad, ci ha fatto mangiare (bene) e dormire sotto le stelle,
attrezzandoci dei lettini all’aperto con delle lenzuola fresche di
bucato, per 33000 lire (17 euro)! Un personaggio veramente degno di
nota, simpatico e disponibile verso noi stranieri, senza pretendere
molto in cambio. Dovremmo pensare forse un po’ di più, prima di
allontanare infastiditi il marocchino che ci offre il pacco dei
fazzolettini al semaforo.
Escursione serale sulle dune e poi a nanna, guardando ancora una
volta in faccia le stelle d’Africa che, forse per la suggestione del
momento, non mi sono mai sembrate così tante, e così splendenti.
Domani grosso tappone di trasferimento verso Rissani. Presto in piedi
sulla via del ritorno; trovato il cartello di Zagora abbondantemente fotografato, via verso Rissani, che dista
circa
300 km, attraverso una strada asfaltata che taglia le propaggini
superiori del deserto; temperatura micidiale, non un albero o un riparo.
Ad un certo punto il Dominator va in folle! “Siamo fottuti”
penso, visto che siamo a circa mezza strada, quindi troppo per
andare avanti e troppo per tornare, secondo la migliore delle leggi di
Murphy. Per fortuna la catena, piuttosto lenta, è solo uscita dalla
corona. La rimettiamo in sede e ci ripromettiamo di fermarci per
registrarla appena si avrà in vista un poco d’ ombra; 19 km per un
alberello secco dove
effettuiamo l’intervento. Sappiamo tutti che in Africa, sotto
il sole, si possono avere dei miraggi; ma è possibile avere in tre la
stessa visione? Bene, noi abbiamo visto perfettamente un uomo,
completamente coperto e con il turbante, camminare nel nulla, senza che
alcun riparo si vedesse a perdita d’occhio; chi fosse e dove andasse
rimarrà per sempre una domanda senza risposta. Arrivati a Rissani,
subito presso l’albergo dove ci accolgono con la solita cortesia; facciamo
il più ristoratore dei bagni in piscina e nel pomeriggio
usciamo a fare un giro nei dintorni; mentre percorriamo
una pista, sul calar del sole, incontriamo due ragazzi che ci invitano a
prendere il solito tè alla menta: O.K., ma senza comprare niente! |