E' tardo pomeriggio e complice questa luce meravigliosa decidiamo di salire un'ultima volta  all'ISHAK. Ritroviamo il nostro amico NARI, che oramai a corto di soldi ha trovato come riparo per la notte un angolo del ristorante. Veniamo a conoscenza del suo proposito di scalare l'ARARAT l'indomani con il supporto di una organizzazione alpinistica del posto, che finalmente dopo 10 anni di interdizioni delle autorità puo tornare a lavorare aiutando scalatori ma anche spedizioni scientifiche a scalare la montagna, impresa che come ho letto da più parti presenta non pochi rischi. Siamo sempre più affascinati da questo giapponese dalle mille risorse tanto che rimaniamo ore come rapiti dalle sue avventure. Arriva un Climber del luogo per sistemare con NARI gli ultimi dettagli per il suo gran giorno, ci congediamo definitivamente dal nostro amico augurandogli buona sorte per la sua nuova sfida e per un suo buon ritorno a casa. Nel parcheggio del Derya notiamo un nuovo arrivo, una BMW K1200LT di una simpatica coppia di ragazzi italiani con cui ci intratterremo per la nostra ultima serata a DOGUBAYAZIT nell'ottimo ristorante Derya, adiacente all'Hotel. Sveglia di buon'ora, colazione, e ci avviamo per una nuova entusiasmante tappa. Prendiamo la E-99 direzione Sud, un'altra strada tutta curve e panorami mozzafiato, oltretutto la perfezione della pavimentazione stradale nonchè la temperatura mite rendono il viaggio entusiasmante, l'itinerario segue per un pò il confine iraniano e la massiccia presenza di militari armati di tutto punto lo conferma. Montagne, deserti in quota, torrenti in mezzo a profonde fenditure nelle rocce, ancora paesaggi da favola, ad una trentina di Km. da VAN una piccola deviazione ci porta alle cascate di MURADYE dove sostiamo solo per qualche foto. Puntiamo su VAN e l'omonimo lago che avvistiamo in lontananza per il violento contrasto offerto dalle sue acque color cobalto in opposto agli aridi rilievi che lo circondano. 
VAN
è una città piuttosto grande, moderna e caotica in cui preferiamo non sostare optando per un bell'albergo a qualche Km. da essa già in direzione GEVAS che raggiungiamo subito smaniosi di
approdare all'isoletta di AKDAMAR su cui, in antichità, fù eretta la CHIESA DELLA SANTA CROCE risalente al X secolo, meraviglioso esempio di architettura armena, raggiungibile con barche a motore. Aldilà degli aspetti storici e artistici AKDAMAR o AHTAMAR è un luogo straordinario anche solo per la sua collocazione. Il colpo d'occhio che il viaggiatore gode da qui è unico, salendo sulla collinetta dell'isola si può ammirare appieno del panorama della Chiesa con, sullo sfondo, il vasto lago ed una superba catena montuosa. La sublime veduta al calar del sole poi, assume contorni magici.
Il battello ci riporta alla terra ferma, ma prima di riprendere la moto per il nostro alloggio, l'appetito
fa capolino, spuntino d'obbligo nella locanda posta proprio di fronte all'imbarcadero dove, tra una pietanza e l'altra facciamo conoscenza con il gestore, molto cordiale, e grazie al suo ottimo italiano che esercita con i turisti, siede tra noi testimoniando la sua conoscenza dell'ITALIA. Curioso come sono lo bersaglio a mia volta di domande sulla sua terra e questa gente che solo da poco ha ritrovato, almeno apparentemente, un po di serenità.

 

 

 

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