Ad una manciata di chilometri da qui, sul "lungolago", una biforcazione indica HAKKARI, chiedo al nostro interlocutore quali problemi vi siano a raggiungere questa famigerata località, "nessuno...!", è la lapidaria risposta, "...potete recarvi in qualunque luogo in TURCHIA senza nessuna restrizione e nessuna complicazione in fatto di sicurezza...ve lo garantisco...!". Le sue parole e sopratutto la tranquillità nel pronunciarle ci infondono molta fiducia. HAKKARI è un paese molto remoto al di fuori di tutte le rotte turistiche posto tra le montagne all'estremo Sud-Est turco, quasi a ridosso del confine iracheno ma HAKKARI è la roccaforte della resistenza CURDA del PKK, fino a solo un anno fa non passava giorno in cui tra le forze militari turche e i guerriglieri guidati da "APO" (OCALAN) non si verificassero durissimi scontri a fuoco con numerose vittime anche tra i civili. L'esercito sbarrava la strada a chiunque, sopratutto scomodi osservatori stranieri desiderosi di approdare in questa famigerata località, ma si sa il proibito spesso affascina e così con la mia compagna scrutiamo la cartina ipotizzando il raggiungimento di questa "nuova frontiera", tuttavia l'itinerario, oltre 180 Km. di montagne, ci obbligherebbe a perdere parecchio tempo, ripercorrendo oltretutto lo stesso tortuoso tragitto entrambe le volte.Verosimilmente il percorso oltre HAKKARI parrebbe sì proseguire, ricongiungendosi alle direttrici principali del Sud-Est ma non è chiaro (tutte le carte consultate non riportano per questo tratto note aggiornate ed attendibili) lo stato di percorribilità della strada, se sterrata, in costruzione o addirittura solo in progettazione, desistiamo sia pur a malincuore riavviandoci il giorno dopo destinazione NEMRUT DAGI in una delle tappe più lunghe ed estenuanti, oltre 600 Km., dove il caldo, quello vero, per la prima volta in questa avventura inizia a farsi sentire.

 

I paesaggi non sono più quelli, se non sporadicamente, di qualche giorno addietro, anche le quote si abbassano dai 1700 Mt. del lago VAN ai 500-600 Mt. s.l.m, con la canicola salire proporzionalmente. Lungo il tragitto da segnalare grandiosi ed antichi ponti romani che attraversano arcaici corsi d'acqua (TIGRI, EUFRATE). Con il Sole oramai prossimo allo Zen iniziano lunghi rettilinei in un'infinita serie di saliscendi senza nemmeno un albero all'orizzonte per potersi riparare dal Sole. DYARBAKIR è ormai vicina e il caldo sempre più opprimente, credo ben oltre i 40 gradi, decisamente stanchi troviamo rifugio in una stazione di servizio bar, dove anche qui si raduna una piccola platea ad osservare noi e il mezzo.

Chiedo dell'anguria per rinfrescarci (questa zona ne è la patria) purtroppo assente dalla dispensa ma intuiamo dai gesti del gruppo l'intenzione di esaudire comunque il nostro desiderio ed infatti di lì a pochi minuti vediamo sopraggiungere un ragazzino in bicicletta con il cocomero agoniato che poco dopo ci viene servito fresco su di un grande piatto che "spazzoliamo" a fondo, buonissima!. Al momento di pagare una sorpresa, nulla...!, Ose insiste ma l'offerta di denaro viene nuovamente respinta quasi con sdegno!, capisco che è meglio non perseverare per non offendere la loro ospitalità, ringraziamo tutti, colpiti da questo episodio (uno fra tanti) da questa popolazione fiera ma sempre generosa e disponibile verso noi "ricchi" stranieri. DYARBAKIR si annuncia, non poteva essere altrimenti, con un vero e proprio monumento al cocomero proprio a mò di Totem tra una corsia e l'altra della strada. Oltre l'agglomerato, verso Ovest, nuova sosta resa obbligatoria dalla temperatura in un moderno "Autogrill", cerco e trovo un po d'ombra anche per la fida BMW sul retro dell'edificio, nel parcheggiare noto poco distante tipiche installazioni Radar piuttosto imponenti oltre alcuni caccia americani a bordo pista, chiedo informazioni e i benzinai confermano i miei sospetti, è la famosa base U.S.A di INCIRLIK da dove partivano, durante la guerra del golfo, buona parte dei raid sul vicino IRAK.

 

 

 

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