Giungiamo quindi in una grande casa, e lì  conosciamo Mohammed , un ragazzo di colore  dalle maniere gentili, che ha rappresentato il momento umano più alto di tutto il viaggio; percussionista di valore, ci ha fatto ascoltare delle musiche africane molto coinvolgenti , e ci ha stupito con il suo modo di esprimersi (“a volte un incontro casuale è meglio di un appuntamento”) ma soprattutto con la sua conoscenza dell’Italia; pensate che due anni fa è venuto a suonare al festival della valle d’Itria, a Martina Franca!!! (ridente paese in collina, a 30 km da Taranto n.d.a.). Salutato il nuovo amico, col quale rimarremo sicuramente in contatto, torniamo in albergo per organizzare il rientro in Italia nostro e dell’elefant. Un trasportatore marocchino con un vecchio furgone mercedes, che consuma un pieno di gasolio e due di acqua,  trasporta la moto fino al confine, tagliando tutto il Marocco per oltre 800 km. Imbarchiamo la moto a spinta, dopo aver espletato le formalità di dogana, sul traghetto veloce per Algesiras, dove giungiamo di primo mattino; lì affittiamo un grosso furgone, carichiamo tutte le moto e ci fondiamo  verso Valencia, cantando a squarciagola, col mio piede destro che tenta di sfondare il pavimento del daily. Arrivati a Valencia, riusciamo a sistemare la moto al porto grazie alla cortesia di Massimo, un ragazzo (!) di Salerno: 2 metri e 4 centimetri per 185 kg di peso, sorvegliante del porto, il quale ci indica anche un ottimo ristorante dove ceniamo con una bella e buona (ma alquanto cara) paella Valenciana. Abbiamo anticipato di circa tre giorni il rientro, e ci diciamo: “e ora?” ma sì, andiamocene a Madrid, che dista 350 km da Valencia. Detto fatto, restituiamo il furgone, ed andiamo nella capitale spagnola, dove passiamo due bei giorni, visitando il museo del Prado, gratis la domenica, girando il centro storico, mangiando dell’ottimo prosciutto spagnolo. Per incanto è il 13 luglio, torniamo a Valencia, ceniamo con una nuova paella (altrettanto cara)  e poi rapido imbarco, per altri due giorni di noia, e con la voglia di tornare a casa sempre più pressante.

Che dire per concludere? Un viaggio che, nonostante le peripezie e le variazioni, mi ha profondamente segnato sotto il profilo umano. Il desiderio di tornare è già fortissimo, e l’inconveniente meccanico che mi ha impedito di completare l’itinerario previsto sarà la migliore scusa per farlo.

 

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