Tra gli avventori del locale diverse ragazze (molto carine) vestite perlopiù all'occidentale in stridente contrasto con quasi tutte le donne incontrate finora, evidenti anche in quest'aspetto tutte le lacerazioni di questo paese tra due mondi. 
Forziamo il ritmo nella speranza di sfuggire a questo Sole così implacabile a queste latitudini, tuttavia è l'onnipresenza della Polizia a raffreddare i nostri bollenti spiriti, nuovo stop e nuova
contravvenzione, inizia una serrata trattativa con gli agenti dopo la quale le fatidiche 26.600.000 Lire turche richieste scendono a 12.000.000 (circa 20.000 Lire italiane) che i poliziotti verosimilmente intascano dopo aver accuratamente evitato ogni  verbalizzazione.
Chiamano i nostri amici di MACERATA, stanno iniziando la lunga salita verso il NEMRUT, siamo un po in ritardo sui tempi ma contiamo di raggiungerli nonostante una lunga attesa ad una cinquantina di chilometri da KHATA, dove la strada termina e per proseguire c'è solo un vetusto e precario Ferryboat
Per salire al NEMRUT DAGI le indicazioni stradali sono rare e confuse sia in loco che sulla carta, al proposito assolutamente imprecisa, la cartografia del GPS non entra poi così in dettaglio, il risultato è che ci troviamo a vagare tra scassate stradine di montagna dove perdiamo più di un'ora (dopo quasi 600 Km. sulle spalle) unica consolazione l'attraversamento di un meraviglioso ponte romano perfettamente restaurato tanto che i veicoli possono transitarvi sopra, poi finalmente troviamo la retta via. Dietro ad una curva un GS 800 a bordo strada, a pochi metri il proprietario, un giovane tedesco intento a lanciare sassi a dei ragazzini, accosto chiedendo dell'accaduto, mi risponde che fermo ad una locanda poco distante con altri motociclisti sono stati fatti oggetto di una fitta sassaiola scatenando la furiosa reazione del collega dal quale raccolgo lo sfogo "...sono tanti anni che vengo qui e mai come ora ho preso tante pietre...non ne posso più...", scuoto la testa solidarizzando con lui, avanziamo su di una strada molto stretta dove sorpassare i lentissimi DOLMUS è un'impresa, poco oltre raggiungiamo il mitico KERVANSERAY dove ci alleggeriamo dei bagagli, telefono a Luca e Laura (la rete cellulare in TURCHIA è formidabile) già in cima ad attenderci, chiedendo lumi sul fondo stradale, i quali, forse per non spaventarci, ci

 ci rassicurano invitandoci a raggiungerli e così facciamo. I primi tornanti li saliamo prudentemente ma senza problemi, aldilà di un leggero tremolio per via dei blocchi di Basalto che pavimentano il fondo ma dura poco, le vibrazioni diventano, man mano che avanziamo, una bruttissima "Tolè Ondulè" che mettono a dura prova gli ammortizzatori ma sopratutto il nostro fondoschiena già provato da questa massacrante tappa. Il tramonto è oramai prossimo e complice la forte pendenza mi trovo a guidare per diversi tratti con il sole in faccia non riuscendo così a vedere quasi nulla, in particolare grosse buche, un vero calvario, l'andatura è ridotta quasi a passo d'uomo, prima, seconda, prima e cosi via per quasi 10 Km., le braccia e

i polsi mi duolgono ma in lontananza scorgo la vetta, impressionante!.  Cerchiamo un parcheggio alla BMW ma non è facile, la strada non spiana, anzi, i blocchi di Basalto lasciano spazio ad un ghiaione dove le probabilità di caduta sono al 90% ma poi anche quest'ostacolo è superato, la felicità di aver raggiunto la meta stempera anche la forte tensione accumulata, restano alcune centinaia di metri di ripida ascesa, questa volta a piedi, ed ecco Luca e Laura con cui, a pochi metri dalla vetta, ci intratteniamo scambiandoci le esperienze di questi ultimi giorni di viaggio, poi si accomiatano dovendo raggiungere KHATA per trovare l'alloggio, per noi invece pochi passi e si apre uno spettacolo mozzafiato. A quota 2150 Mt. di altitudine un antichissimo sito formato da colossali statue raffiguranti il Re che le fece erigere e alcune divinità, tra esse l'imponente vetta artificiale  di 50 Mt. realizzata con macigni di roccia sotto i quali potrebbe essere occultata la tomba di Re ANTIOCO. Nel corso della storia a causa di terremoti quasi tutte le teste delle statue rovinarono a terra formando così, in modo del tutto casuale, uno spettacolo che specie all'alba o al tramonto diviene assai suggestivo. Ridiscendiamo mentre cala la sera e a fatica guadagnamo il KERVANSERAY che raggiungiamo nella più assoluta oscurità rotta solo dal fascio di luce del GS, cena e dritti a letto dove crolliamo letteralmente. 
L'indomani ce la prendiamo comoda nonostante la tappa del giorno si preannunci ancora più estenuante. Verso KHATA salutiamo i nostri amici che procederanno verso Sud intendendo visitare un importante ed antico centro del Sud-Est come SANLI URFA.

 

 

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